Capena 1980, una Via Crucis da ricordare per sempre

                                           COLONNA SONORA    CROCIFFISIONE E MORTE

VENERDI SANTO 4 APRILE 1980  (versione Word scaricabile)

VENERDI SANTO 4 APRILE 1980, LA VIA CRUCIS A CAPENA

Mi  mancava solo la data, ma grazie ai Friends del Forum Facebook, ci sono risalito (grazie alle care Maestre Enza Ferrigno e  Sandrina Gualdarini). Pochi giorni orsono un Capenate doc, Pietro D’Ubaldi, mi ha fatto uno splendido regalo: mi  ha inviato via mail,  2 ritagli di un giornale che si pubblicava allora a Capena.

Le foto sono del “maestro” Mimmo Giuliani.

La data in questione era il 4 aprile 1980, la notte di una Via Crucis  a Capena che non è esagerato definire memorabile, quindi degna di essere tramandata ai posteri, e spero di farlo degnamente.

Si,  ora ricordo ancora  meglio, avevo 15 teneri anni. Un’altra epoca, un’altra Capena.

La Pro Loco di Capena era gli albori, La Pro Loco “storica” quella dei Fondatori, ma  tornerò prossimamente a parlare di Loro. Nella nostra cittadina vi è sempre stata una tradizione per la rievocazione della notte della Passione del Cristo Nazareno. Ho ricordi ancora più lontani, misti ai brividi di “paura” che scuotevano noi bimbi al passare di quegli uomini in saio bianco e incappucciati….ricordo che per anni il “sacro” compito di portare a spalla la pesante, lignea e nera Croce, fu affidato a Zì Osvaldo Lucarini, lo storico titolare dell’omonimo Bar vicino al monumento dei caduti. Detto tra noi, ce “la facevamo sotto” al passaggio della Bara di Gesù Morto, della Croce..e dell’Addolorata tutta nera con i vestiti sventolanti….brrrrrr!

Ma per anni, questa Via Crucis antica, fù un poco svalutata,chissà perché.

Nel 1977 l’eco mondiale del Gesù di Nazareth televisivo, con regia di Franco Zeffirelli, evidentemente smosse le coscienze di molti. Ricordo che eravamo  in un momento storico nazionale ed internazionale molto complesso, Guerra Fredda, Anni di Piombo, il periodo post morte di Moro,la strage di Bologna, Ustica… l’anno dopo ci sarebbe stato l’attentato a Giovanni Paolo II. Lo scrivo, perché ora sembra tutto cosi normalizzato, ma prima Nulla era così scontato, ci si poteva dividere anche per una rievocazione a carattere religioso, il Bianco e Il Rosso erano in perenne contrasto, e le italiche contraddizioni sempre presenti su uno sfondo di malcelata diffidenza reciproca.

La Pro Loco agli inizi di quel  1980 delibera una “nuova” rievocazione della Via Crucis a Capena. Coraggiosamente direi, considerati gli scarsi mezzi economici, avvia con un mesetto di anticipo i preparativi. Mettendo in preventivo il noleggio dei numerosi costumi d’epoca necessari alla scenografia. I costumi ben fatti,saranno affittati dal Teatro dell’Opera di Roma, (mi pare). Vengono affisse delle locandine per le vie di Capena, per il “reclutamento” dei personaggi e dei figuranti. La risposta è a dir poco massiccia. Il casting

viene chiuso in tempi brevi.  I “bardasci” come me sono arruolati in primis come soldati romani, con tanto di  corazza lorica,mezza tunica, elmo e gladio. Il nostro Centurione aveva i baffi ed era biondo cenere, il suo nome era davvero romano antico: MARCELLO BETTIUS BELL’HOMO. (Marcello Betti). E non posso scrivere questo nome senza commuovermi profondamente.  Ai ragazzi più grandi furono affidati i ruoli “parlanti” che prevedevano anche delle brevi  parti recitate. Era infatti prevista una sceneggiatura, rielaborata proprio

dal capolavoro di Zeffirelli, cosi come la struggente colonna sonora, ma Noi, avevamo il Nostro di  Regista,

l’indimenticato”  anch’egli compianto, Maestro Pietro” (Pietro Ambrogi).  Sapevamo quanto questo straordinario Maestro Elementare, fosse dotato di talento e creatività, ma stavolta la prova che l’attendeva era davvero ardua, fatte le debite proporzioni con le recite scolastiche, questo era un vero Kolossal, e dirigere, assemblare, forestici e vivaci Capenati di quel tempo, non era impresa per principianti.

Ma Mai, dico Mai, Scelta fu più giusta, e quest’Uomo Mite, e fruttuoso,si mette subito all’opera.

Se il capolavoro televisivo, ebbe un Cristo memorabile, Robert Powell, noi dovevamo reggere la Sfida.

E se nei nomi si cela a volte un significato…Pietro sceglie Pietro.

Il Protagonista del nostro Kolossal, sarà un poco più che ventenne, dinoccolato  lungagnone,  detto “ U Seccu”, oppure Pietro de Agnese, insomma Pietro D’Ubaldi.

Li per lì, qualche perplessità serpeggia, si un pò di somiglianza forse perché era magro e slanciato….ma per il resto…perche lui? Era notissimo in paese, perché straimpegnato su più fronti, un giovane uomo che  si distingueva per un intelligenza vivissima (farà strada nella vita),  per un’arguzia  e una  sagacità tutta sabina, la battuta sempre pronta, insomma una vis comica innata e di livello alto! Ma come avrebbe potuto costui interpretare il Dramma dei Drammi? Boh!

Ai primi di marzo si parte con le prove: punto di  ritrovo delle serate di prova è  Piazza S.Luca , nel palcoscenico naturale delimitato dal Municipio e la Chiesa Parrocchiale. Il Maestro Pietro, seppur nella sua timidezza naturale, inizia a spiegare alle massa dei partecipanti (credo un centinaio) i suoi desiderata. Nella Piazza,  che fa da cassa armonica naturale, echeggiano le note della colonna sonora tratta dallo sceneggiato televisivo.

I suoni, le luci, gli effetti “speciali”  insomma la parte tecnica della rappresentazione svolgeranno un ruolo scenico   fondamentale per la riuscita dell’insieme. Beh non ci crederete, ma eravamo all’avanguardia, a livello di “maestranze” e di mezzi, grazie alla competenza di un Team, di una Band che poi si specializzò a livello nazionale nel settore dei services musicali. Chi non ricorda Stefano Velino,Franco e Umberto Pietronzini, Nicola Sestili, Sergio Cecaloni? La consolle tecnica era “cosa loro”. Le prove non sono facili da svolgere, non eravamo cosi abituati a simili eventi, lo spirito paesano, emergeva come un geyser  sempre e ovunque: gaffes, risatine e risatone ad ogni minimo intoppo od incertezza…Pietro D’Ubaldi, poi, non lesinava la sua giggioneria e la sua istrioneria…..insomma avete capito, c’è voluta la Santissima Pazienza del Maestro Pietro per comporre , quadro dopo quadro, scena dopo scena, un complicato puzzle.

Un po’ di scetticismo, devo dire, serpeggiava  in quelle sere, dalle temperature molto miti e primaverili.

Insomma i giorni passavano, il tempo a disposizione diminuiva, e  nel frattempo ricordo…che la barba del nostro aspirante Gesù, cresceva folta e scura…ma nulla in Lui, tranne in questo sembrava  mutato.

Ed eccoci al giorno di venerdi 4 aprile 1980, Venerdi  Santo a Capena, che precede la Pasqua.

Eravamo Tutti pronti all’appuntamento della tarda serata, in Chiesa; la Sagrestia era spalancata per accogliere quella moltitudine di attori e figuranti del paesotto di allora  circa 4.000 persone, sulle colline che si alzano dal Tevere, alla porte nord di Roma. Qualcosa però nell’aria era profondamente cambiato: improvvisamente, come spesso avviene in questa Mistica Settimana, il tempo cambia, non pioggia, ma un freddo pungente si impadronisce della scena. Oddio. Con quei costumi, come faremo?

Da italiani fantasiosi, ognuno esperimenta i suoi rimedi, e per noi maschietti il ricorso alla calzamaglia è una frontiera che non volevamo “oltrepassare”…e fù così che la sagrestia, si trasformò in uno spogliatoio calcistico, e l’odore del Lasonil come unguento antifreddo prese il posto dell’incenso…eravamo appiccosi come carta moschicida! Che schifezza! Ma non ci siamo persi d’animo…eravamo  pronti.

Cosi presi dall’ossessione del freddo, con addosso  i  costumi  dei molteplici “ soldati romani”  che non prevedeva pantaloni mentre i  più fortunati personaggi con le tuniche stavano più bardati…., sinceramente avevamo perso di vista il Protagonista Assoluto! Troppa concitazione dentro quello stanzone che è la sagrestia parrocchiale!

Ad un tratto ricordo la Voce di Bellomo, nostro Centurione, arecà: esclama – in capenese pre romano antico- ‘nnamo, tocca uscì,sbrigative!- Era il segnale!  Uscimmo in un ordine poco militaresco, dalla porta della sagrestia spalancata, percorriamo la lunga navata laterale con qualche sghignazzo  subito stroncato , dagli Shhhh!  E fummo davanti al portone dalla parte retrostante ancora sprangata. Marcello tolse i catenacci e i fermi, e l’enorme portone della S,Michele Arcangelo si aprì come un sipario. Prima enorme sopresa, i Capenati non si erano affatto  spaventati per il freddo, Piazza S.Luca era piena zeppa, centinaia di teste  assiepate e attente. La scena da rappresentare,  il quadro iniziale, era quella del “Processo al Nazareno” nel Tempio di Gerusalemme con  Caifa  come Sommo Sacerdote, nelle vesti del grande accusatore e Pilato (interpretato  da Esterico Simonelli) a “lavarsi le mani” delle sorti di quell’UOMO.

E’ la parte recitata di quella   Via Crucis, che si conclude al grido di Barabba Libero e con la condanna del Cristo Gesù.Tutto fila liscio, e il primo quadro si chiude, con il rientro in Chiesa dei figuranti.

L’affollato corteo riesce poi  dalla Chiesa,  per dirigersi al Golgota, il luogo del Calvario lo avevamo fissato nella Piazzetta di S.Antonio Abate, dove ogni anno a metà gennaio arde il Ciocco Benedetto.

Da soldato ero nella parte di testa della “processione”, ho il tempo quindi di posizionarmi ai piedi della scalinata della Chiesa, sulla Piazza, con gli altri commilitoni. La musica diffusa da una superba amplificazione, triste e solenne è più  forte e densa  del Freddo di quella serataccia….

Mi giro, alzo lo sguardo verso il portone, e vedo uscire la Croce, e sotto quella grande Croce, vedo un Uomo mai visto prima a Capena.

Chi era quella persona? Per un attimo fatico a pensare che quell’Uomo è Pietro di Agnese. No,  non era Lui,

almeno non quello delle prove, né quello conosciuto fino a quel momento.

Un primo brivido mi corre alla schiena, non riesco a staccare gli occhi dallo sguardo di Gesù,cioè di Pietro,

la somiglianza all’Icona che Tutti sempre abbiamo fissata nella mente,nel cuore, nell’anima, è sconvolgente.

Pietro, L’istrione, il giggione, era fuggito da quel corpo, il Volto, iper barbuto era contratto,lo sguardo assente, una sola espressione trasmetteva: il Dolore. Non sò quale alchimia, quale sentimento abbia invaso l’animo di colui che conoscevamo come  Pietro U’ Seccu. Era come in tranche. Tutti se ne accorgono, la Folla pure. Mai “sentito” un tale silenzio esplodere da cosi tanta gente, Solo la Musica assordante,neanche i respiri dalla tantissima gente. Marcello chiama il passo ai soldati di scorta, la Processione lentamente, si avvia in discesa, per Via S.Luca,  prima di salire il piccolo grande Calvario della doppia scalinata di Sant’Antonio. Durante quei cento metri, Gesù il Cristo, cade Tre volte. Pietro non si limita a cadere simulando, come in prova, si schianta al suolo per Tre Volte, come se quella Croce fosse davvero insostenibile…Cade, e nessuno di noi poteva rialzarlo, come è scritto nel Vangelo, doveva farlo da solo.

A fatica, barcollando, zigzagando  si rialza per la terza volta, ed il confine tra la finzione e la realtà a quel punto  non ha più distinzione. Cominciamo davvero  a preoccuparci…per Lui…se era Lui..

Arriviamo alla base delle scale, ricordo che dovetti posizionarmi ai lati,con un compagno dall’altra parte. Altri soldati erano per le scale, altri proseguirono sopra fino al luogo della Crocifissione. Stando sotto, non potevo vedere la scena finale, ma sentivo……tutto.

La colonna sonora,  con  gli effetti speciali, rendevano quella scena  finale  cosi incredibilmente reale.

Il tintinnio  del  martello che spingeva i chiodi nelle mani e nei piedi ed il resto…..poi ad un tratto….il buio della strada, viene illuminato dai lampi, e dal boato dei tuoni sparati a centinaia di watt…

I sopracitati tecnici del suono e delle luci, avevano trasformato Capena in un set di Cinecittà.

Ma in quel momento, sinceramente, io come altri, mi chiedevo chi fossi, dove ero, cosa stavo facendo li,

con una lancia romana in mano a picchettare un luogo di martirio….di 2000 anni più indietro….

Né potevi rassicurarti se guardavi i volti della gente davanti a te, erano più frastornati,increduli, “spaesati” di noi ! Attimi che a distanza di 32 anni, è impossibile dimenticare.

Finito il temporale “artificiale” più vero che abbia mai vissuto in vita mia….il silenzio…..ripeto non vedevo cosa stava succedendo 6 metri sopra la mia testa….ma lo leggevo negli occhi delle persone….dei  Capenati che avevo a 3 metri di fronte. Occhi umidi, che erano fissi verso quell’Uomo Crocifisso  lassù in alto, o bassi, come se non riuscissero a sopportare l’assoluta veridicità di ciò che NOI  volevamo soltanto “rappresentare”.

La Capena Bianca e La Capena Rossa di quel Tempo, era in quel momento  un’unica  Capena Trasparente e Commossa come non MAI.

Per fortuna, Pietro sopravvisse al  capolavoro che egli stesso aveva interpretato alla lettera!

Anche se per un attimo.. abbiamo temuto non fosse più tra noi comuni mortali….ed avremmo dovuto aspettare i 3 giorni per la Resurrezione!

Il resto deducetelo dalla foto, semmai trovate queste righe frutto di fantasia senile. Ma ci sono troppi Testimoni, che possono ancora ricordare come in  quel venerdi Santo, a Capena, ci fù una sorta di Miracolo.

Grazie Pietro di queste immagini che mi hai inviato, Grazie per quello che hai fatto e che resterà nella memoria di tanti Capenati.

E Lassù………..ciao Maestro Pietro…….ciao Marcello! Un saluto a Voi e agli Altri Angeli Capenati.

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16 pensieri su “Capena 1980, una Via Crucis da ricordare per sempre

  1. grande stefano sei stato grande anche se io avevo 10 anni e’ stato bellissimo riveverla molto emozionante

    • Grazie Carmelo, mi ha fatto piacere incontrarti di nuovo, di Te, come ti ho detto in privato, ho il ricordo del viso del classico “bravo ragazzo”. Complimenti ed auguri per la professione che svolgi, molto difficile per certi versi. Stiamo in contatto…ciao! stefano

  2. Io e Santino c’eravamo con Amelia Plinio Palma Marcello Angela Dindo e PIna e tanti tanti altri insieme al fantastico Pietro(Gesù) bellissimi ricordi sarebbe bello avere più foto …….dai Mimmo cerca chissà che non trovi qualcosa da farci vedere….ciao Stefano e grazie per questo regalo pasquale.
    Tanti auguri Marina e Santino.

  3. che bello leggere quello che succedeva 30 ani fa a Capena e proprio adesso sono venuta a sapere che uno dei partecipanti era il mio papà!!!!!

  4. A distanza di 32 anni….e grazie al tuo racconto mi hai fatto nuovamente commuovere…io ricordavo solo che Cristo era “Pietro de’ Agnese”….tutto il resto completamente andato in qualche posto lontanissimo della mia memoria (che in realtà non è stata mai il mio forte)…..ed ora all’improvviso si è rifatto giorno, come diciamo da queste parti….grazie Ste’!!

  5. Sei stato molto bravo, la tua descrizione mi ha riportato in dietro di 32 anni e mi sono commossa come quella sera.

  6. Grazie a Stefano e a Pietro “Mister” “u seccu”, veramente un bel ricordo giovanile di una spettacolare rappresentazione!!!!
    Le prove per noi “attori” iniziarono 2 mesi e mezzo prima in quanto il maestro Pietro aveva previsto che la difficoltà maggiore sarebbe consistita non solo nell’imparare il copione ma di doverlo recitare in play-back rispettando sia i tempi dei dialoghi veri e propri sia quelli degli stacchi musicali compresa la “Crocifissione”.
    Sarebbe bello se chi all’epoca fece le riprese e le foto compreso Mimmo Giuliani avesse il tempo di rovistare nei propri archivi e fornire un ulteriore contributo a questo bellissimo regalo di Pietro e di Stefano..

  7. La prima sensazione che ho avuto appena ho visto l’articolo è stata il freddo, il costume (con tanto di sandali senza calzettoni) da soldato romano era bello ma sicuramente inadatto alla temperatura.
    Serata emozionante, non dimenticherò mai il momento che hanno issato la croce con sopra Pietro U Secco legato.
    Bei tempi in cui Capena (nel bene e nel male) era ancora un paese, una comunità.
    Oggi mi sembra che del paese sia rimasto solo il nome, siamo diventati poco più che un dormitorio.

    • Caro Carlo, (tra i co-fondatori del glorioso “L’Occhiocapenate” stampato),tutto vero ciò che hai scritto.
      Le ultime vicende,ci fanno anche temere che il “dormitorio” stia diventando pure poco tranquillo. Grazie!

  8. Complimenti per questa bellissima rievocazione: un vero pezzo di letteratura.
    Sei riuscito a riportare in vita tutte quelle emozioni a distanza ormai di tantissimi anni.
    Annullare le distanze è il meraviglioso potere della memoria!!!

    • Premetto che mi fanno piacere i commenti di tutti, ma ricevere questi complimenti da una “addetta” ai lavori come Mara, beh..
      per dindirindina! Grazie di Cuore! Sono Felice di aver suscitato emozioni in cosi tante persone!Ma tu lo sai bene, un “messaggio” per arrivare
      necessita di buone “antenne” da parte di chi lo riceve. E Voi mi state dimostrando di avere delle gigantesche parabole.. Ci sentiamo.
      Grazie a Te e agli altri che hanno commentato.

  9. grazie, per me che non ero a Capena in quel tempo, hai descritto una Via Crucis bellissima e…detto tra noi, mentre leggevo questo racconto qualcuno che invece c’era quella sera, si commuoveva…

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