I lunghi giorni del sequestro Moro,vissuti a Capena

16 marzo 1978, Roma, Via Fani, l’Alba di un Tramonto senza Fine  (versione word)

Quando la Storia decide di imboccare la Curva della Svolta senza Ritorno, siamo Tutti impotenti.
Quella Tragica mattina di 34 anni fà, è stata la Fine dell’ Italia che era Uscita dal Dopoguerra, sì distrutta, sì umiliata, ma Miracolosamente ed orgogliosamente Risorta.
Uccisero 5 appartenenti alle Forze dell’Ordine che non ebbero nemmeno il tempo di reagire , rapirono Aldo Moro, ed ammazzarono le speranze di oltre 50 milioni di Italiani.
Ci facero soffrire per 55 interminabili giorni , vegliammo 55 notti di angoscia mista ad una speranza poi risultata vana. fino all’epilogo tragico che conosciamo.
Avevo 13 anni,da poco compiuti, insieme a Mario (Bucci), mi ero iscritto ad un corso di Judo, in una palestra di Monterotondo. Era un’alternativa al nuoto, che proprio non mi andava giù in inverno, e lo feci forse più per accontentare mio padre, in realtà a me bastava correre e correre, pedalare e pedalare, su è giù per le vie e le campagne di quella che era Casa Mia, che condivisa con gli altri monelli, era “Casa Nostra” cioè Capena.
C’era quindi la necessità di muoversi dal paese in quei giorni tremendi per “affrontare” il tragitto in auto da Capena a Monterotondo Città. Gli autisti delegati erano mio padre e il padre di Mario, Michele (ora sono insieme lassù), si Michele Bucci, colui che ha pazientemente “patentato” generazioni di capenati,fianesi,civitellesi, e altri Capenati di Area, con la sua mitica Scuola Guida. Non fù facile in quei 2 mesi, in cui la Primavera era listata a lutto per la strage di Via Fani, raggiungere la città della Sabina Romana al di là del Tevere. Il percorso, una ventina di chilometri scarsi, era all’improvviso diventato irto di ostacoli.
Papà Giulio e Michele, si erano accordati per “turni” di accompagnamento abbastanza regolari, e una volta a bordo si procedeva scendendo fino al Bivio di Capena, l’altra strada che ora porta a Ponte Storto era ancora uno stradone di campagna, con un po’ di asfalto tra una voragine e l’altra.
Non ricordo l’auto di Bucci, mentre la nostra era “la” Fiat 124 bianca,targata Roma B1 1528.
Per chi non lo ricorda, per chi non l’ha vissuto quel periodo, per chi era in altri parti di Italia, tutta l’Area di Roma e dintorni era stata letteralmente militarizzata con posti di blocco fissi ai punti stradali nodali.
La nostra Zona non poteva fare eccezione. Il punto cruciale era la svolta dalla Tiberina alla Traversa del Grillo. I militari avevano allestito un vero e proprio check-point. Sai quando nella parte del cervello, che chiamiamo Memoria, ti si fissa un’immagine? Beh una di quelle istantanee, una di quelle immagini indelebili che mi porto dietro, è il breve tunnel, che ha come tetto il ponticello dell’Autostrada Fiano -Settebagni, che separava (ora è un po’ cambiato) ad incrocio la Tiberina e la Traversa del Ponte del Grillo, stretta fettuccia di asfalto che porta alla Via Consolare Salaria.
L’immagine impressa, è quella dei sacchetti di sabbia sul ponticello, in mezzo una mitragliatrice pesante puntata verso il basso, a controllare l’ingresso del tunnel.. un basco dell’esercito che vi faceva capolino…e delle mani prontissime e credo affatto rilassate sul grilletto di un arma mai vista prima.
Tre metri più in basso, sotto ed intorno al di là e al di qua del varco, pattuglie fisse di Carabinieri e Militari.
Una volta si e una volta nò, ci fermavano, come gli altri, per controllare i documenti. Più di una volta ci hanno fatto aprire il cofano posteriore per ispezionarlo. Un pomeriggio però, papà dovette penare non poco, in quanto alcuni militari un po’ troppo zelanti, gli contestarono il trasporto di “armi pericolose”: Un “serrecchio” (falcetto) e delle forbici da poto.
Tali “armi pericolose” erano nel cofano della 124, in quanto papà,come altri Capenati dell’Epoca,
si esercitava con tali “armi” nel campo di addestramento della Fioretta, proprio li sulla Traversa del Grillo,
in parole povere, avevamo una splendida vigna a “tendone” di Uva bianca (Trebbiano e Malvasia) mezz’ettaro in tutto. Credo che se ci “salvammo” dal sequestro di quelle armi improprie, e non ricordo se ci multarono o meno, fù solo perché ad un certo punto mio padre, esausto e sorpreso, iniziò a declamare la sua ex appartenenza all’Arma, in un periodo in cui la Guerra Vera c’era davvero.
Se mi sono soffermato su questo episodio è solo per descrivere a fondo, il Clima Folle, in cui eravamo Tutti precipitati in quei giorni, giorni di Guerra appunto, solo che il Nemico era Invisibile, sembrava, in quella distorsione della realtà , che ogni Italiano fosse diventato un potenziale terrorista. I Militari i Carabinieri si intende, facevano soltanto il proprio dovere.
Una volta superato questo check point, dopo 5 km, un altro ostacolo, stavolta naturale, il Tevere.
Già, perché come se non bastasse, dovete sapere che per un certo periodo, il Ponte del Grillo fù chiuso al traffico in quanto pericolante e bisognoso di lavori di consolidamento urgentissimi.
Direte come passavamo il mitico Tiber allora? Beh…proprio con un’altra struttura realizzata dai genieri militari, un ponte di barche, che unita al check point di pochi chilometri prima, rendeva la zona una specie di odierna Kabul. Attraversato a passo d’uomo questo galleggiante ma stabile ponte, (che rimase per molto tempo), non rimaneva che salire verso Monterotondo. Una volta in palestra poi, per un paio di ore ci ricordavamo di essere dei ragazzi, ci liberavamo la testa vestiti da samurai con quel buffo bianco kimono, fino a quando il percorso del ritorno a Capena,non ti ributtava in una Realtà che era diventata Irrealtà. In Tv, ogni sera per 55 sere, si sperava in una buona notizia, che non arrivava mai e mai arriverà purtroppo fino a un altro tragico giorno il 9 maggio 1978 quando Moro fu ritrovato in una Renault 5 in via Caetani , a Roma ovviamente.
Fu un ulteriore choc nello choc perché io e papà conoscevamo e frequentavamo moltissimo Via Caetani, perché era nella zona allora famosa (Ghetto Ebraico,Via Botteghe Oscure) per i magazzini all’ingrosso di articoli di merceria e affini dove facevamo rifornimento per il negozio di famiglia. Ora c’è una lapide in bronzo a ricordare il punto esatto del triste e macabro ritrovamento.
Ho visitato il piccolo cimitero di Torrita Tiberina più di una volta. La tomba di Aldo Moro, è dei 12 municipi di quella che ho definito “Area Capenate”, senza dubbio la più importante. Molti Capenati sò che ci vanno spesso, ed invito i Giovani ad andarla a visitare e a rendere omaggio. Fa Bene all’anima, si rimane sorpresi per la semplicità della sepoltura di un Uomo che ha avuto comunque molta influenza politica.
E’ proprio lì in un angolo, e da luglio 2010 non è più solo ma in compagnia dell’amatissima moglie Noretta. Il basso muro di cinta, permette allo sguardo di planare sopra una veduta ampia e meravigliosa della Valle Tiberina, dove ironia della sorte, scorre il Fiume di Roma, città Stato, da sempre culla del Potere degli Intrighi e Misteri, perché la morte, da martire, di Aldo Moro è ancora avvolta dalla nebbia.
Ringrazio gli Amici di Torrita Tiberina per come onorano nel migliore dei modi questo personaggio illustre, avendo preservato la semplicità dei luoghi a lui cosi cari, e senza mai cadere in tentazioni di sfruttare o iper pubblicizzare questo piccolo cimitero di paese, che per me è uno dei Sacrari degli Italiani.

IL CASO MORO  (wikipedia)

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5 pensieri su “I lunghi giorni del sequestro Moro,vissuti a Capena

  1. quella sera andavo, come tutte le sere, a Morlupo, èro fidanzato con la mia attuale moglie, andata tutto regolare, al ritorno verso mezzanotte circa sulla curva denominata ( curva dei Filippini) viaggiavo tranquillo e a velocità moderata dei miei 23 anni, quando proprio sotto curva (e con un pò di nebbia) ho poco poco TOCCATO il maresciallo di Castelnuovo di porto che èra in mezzo alla strada per fermare chiunque passasse, insomma in circa due ore avevano bloccato la strada, con una postazione fissa di sacchi di terra e una mitragliatrice, tipica postazione militare, insomma quella sera per poco non mi facevo il maresciallo….. questo è il mio ricordo di quei giorni di ALDO MORO.

  2. Questo ricordo di Aldo Moro mi fa tornare con la memoria ad una bruttissima pagina della nostra storia repubblicana……una storia rimasta irrisolta nelle motivazione e implicazioni politiche del tempo, ancora oggi. Solo la figura come uomo e come politico di Aldo Moro mi fa dire che ha saputo vivere e reagire alla prigionia (attraverso le sue lettere alla famiglia) come uno statista di grande spessore e umanita’.Moro, secondo me, è stato sacrificato a morte certa per fini politici che oggi sembrano lontanissimi, ma che negli ultimi anni ’70 facevano dell’Italia una repubblica sotto tutela di interessi strategici politici e di contrapposizione ideologica dei blocchi comunisti russi/europei e americani/europei.Dentro il periodo c’è una storia italiana che secondo me non è stata ancora sufficientemente scritta e spiegata e che i giovani italiani nati dopo gli anni ’80 non conoscono.Stefano ha detto giustamente che Moro è stato un “martire” e un grande statista – anch’io lo penso, mentre mi dispiace che agli italiani Moro non venga ricordato dai politici del nostro tempo.La memoria invece dovrebbe essere alimentata perchè le generazioni future abbiano cognizione della loro storia.

  3. Io avevo 12 anni e stavo in prima media. Ricordo che la mattina del rapimento venne a darci la notizia la prof. di italiano, letteralmente sconvolta perché la sua famiglia abitava proprio dalle parti di via Fani.
    Anche mio padre è stato fermato al ceck point dai carabinieri: anche lui ha dovuto spiegare ai militari che “Le armi improprie” (sarrecchio, marraccia, forbici da poto)che portava nella sua gloriosa Opel kadett 1000 color uovo sbattuto, servivano per lavorare la sua vigna in località Fioretta…
    Sono stata a visitare la tomba di Aldo Moro a Torrita Tiberina qualche anno fa: devo dire che le condizioni in cui versava non erano delle migliori. L’ho trovata sporca, trascurata, senza un fiore, certo non degna di un grande statista, martire del terrorismo… Spero che nel frattempo la situazione sia migliorata…

  4. Io all’epoca avevo 11 anni..ricordo l’angoscia di mia madre quando ascoltavamo il telegiornale la sera…i posti di blocco sulla Tiberina quando la domenica venivo a Capena con la mamma della mia amica Nadia…il dolore di mia mamma quando diedero la notizia del ritrovamento di Aldo Moro ed una foto che mi fece vedere una mia compagna di scuola dello zio che morì in Via Fani perchè faceva parte della scorta di Moro…

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