RITORNO AL FUTURO? Torna il Vino di Capena, il “Castellaccio”

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A volte credo non si sia stata una buona idea, questa del blog. Ero riuscito infatti, negli ultimi anni, a stabilire una distanza di “sicurezza” con Capena, una specie di cordone sanitario, tutto introspettivo, che

mi consentiva di vivere i pochi lati positivi in maniera piuttosto serena. In realtà ben pochi, anzi diciamo uno solo, la “pax” blindata che trovo a casa mia dopo una lunga e faticosa giornata di un lavoro resa ancora più stressante dal pendolarismo, che negli ultimi anni si è trasformato in un calvario quotidiano, vista la qualità del servizio pubblico dei trasporti, in stato di fallimento su tutti i fronti. Lo dico chiaro, se non avessi avuto una casa fatta con sacrifici miei e dei miei genitori prima, con una veduta tra le più belle che si possano trovare sul globo terrestre (non esagero), da un pezzo forse anche io avrei mollato “Capena al suo Destino”, come va di moda dire ora…da chi invece dovrebbe prendersi le sue responsabilità politiche.

Detto questo, mi sono riproposto con il blog, sfruttando le potenzialità del Web, di dare il massimo di visibilità agli aspetti positivi, alle risorse ed alle energie che in ogni caso e per fortuna ci sono a Capena operanti sui vari fronti, sociali, culturali, ed economici.

Oggi parto da questo ultimo aspetto, quello economico, con un esempio virtuoso che racchiude in sé anche gli altri aspetti, quelli sociali, culturali e della tradizione Capenate.

Come tutti sanno, Capena era rinomata, anzi famosa per il vino, il Bianco Doc nella fattispecie.

Lo trovavi in tutto il Lazio, a me è capitato di trovarmelo servito a tavola, in uno dei migliori ristoranti di Napoli, sul lungomare di Via Caracciolo, tra trionfi di antipasti e specialità marinare. Era il nostro orgoglio.

Tralascio, per ritornarci in seguito, avendone già accennato in ogni caso in altro post,  il drammatico tramonto della produzione vinicola capenate.

Da qualche anno 5 nostri concittadini Doc, Stefano Girolami, Massimo Alfonsi, Antonio Pelliccia, e i 2 di fiera stirpe ciociara, Paolo e Domenico (Mimmo) Calicchia, hanno intrapreso l’iniziativa di “riprovarci”:

Hanno chiesto ed ottenuto alla Università Agraria, che gestisce il cospicuo patrimonio demaniale di Capena,

la possibilità di bonificare e trasformare in vigneto 10 ettari di terreno collinare in località Macchie,  5 ha nei pressi del rudere del Castellaccio, 5 ha, ancora più in “alto” in una sella sopra il Monte di Mezzo.

5 ettari di uve bianche  della tradizione capenate (Malvasia del Lazio, Uva  di Spagna etc) e 5 ettari di rosso, con vitigni classici italiani, (Sangiovese, Merlot).

Hanno formato una società Agricola, e da qualche annetto, vinificano ed imbottigliano con l’etichetta IL CASTELLACCIO (Capena).

Facile può pensare un profano, Miracolo a Capena, invece scrivo io. Perché?

Perché  intraprendere qualsiasi iniziativa sul nostro territorio presenta difficoltà moltiplicate per 3, le famigerate 3 “I”: Ignoranza, Incapacità, Invidia”.

Ma evidentemente questo manipolo di uomini liberi, dal dna abruzzo-ciociaro, è riuscito a superare queste Forche Caudine,  e ce l’hanno fatta.  A fare cosa? Chi non ha mai avuto e  gestito un vigneto, non può capirlo, chi lo sa ha già capito. 10 ettari di vigneto, in apertissima campagna, sono un contratto se non con l’Inferno, di sicuro con il Purgatorio, il Paradiso può solo attendere.

Sono stato domenica scorsa,  a trovarli sul posto,  dopo aver incontrato Paolo al Conad, espresso a lui la volontà di fare solo qualche foto, ed avere ricevuto un caloroso invito ad andare a vedere i vigneti.

Detto, fatto, la mattina alle 10, agricolamente “tardi”, con il sole alto e cocente, prendo il Panda 4×4, e punto l’obbiettivo. Direzione Morlupo, scendo da Manciano, svolto a sinistra, mi arrampico sullo stradone polveroso del Castellaccio, con più di un dubbio di averci azzeccato nonostante la “mappa” che Paolo Calicchia mi aveva messo in testa, Salgo, vado avanti, senza fretta né stress, all’improvviso vengo preso dalla bellezza di quei luoghi che non visitavo da troppi anni. Dio Mio, ma dove ero? a Capena? O in Toscana? O nella Barbagia Sarda? Che natura! Che spettacolo….quanti posti ho visto poi alla fine di così tale fascino? Pochi, credetemi, pochi… Incontro dei Capenati, che passeggiavano all’aria aperta, io sorpreso da loro, loro da me. Ci salutiamo, ci guardiamo intorno stupiti dal paesaggio “Collinense”, ci stringiamo  la mano, da veri paesani, sotto l’Acropoli Capenate, dominata, da quel che resta di un vecchio monastero, Il Castellaccio appunto. Chiedo se  la strada era  giusta, e lo era, il vigneto è a cento metri. Salutati e ringraziati i paesani, arrivo al primo dei due vigneti. Vedo le auto ferme, quindi i “padroni” erano in casa.

Sento un trattore lavorare, sono loro. Ma non vedo ancora nessuno. Sole cocente, cielo celeste come solo In Italia è ancora celeste, (sapeste in Cina….), respiro, giro il collo a 360 gradi come una civetta, ovunque c’era “campo visivo” dal quell’altura, che bello, montagne Sabine da una parte, colli e macchia mediterranea tutto intorno. Mi distraggo, con la testa vago e vago, ritorno ai Capenati antichi, che poi si imparenteranno per sempre con i Falisci, che poi insieme uniranno i loro Destini tragici agli Etruschi alle porte già di Roma, i Veienti di Veio…. In questi luoghi a 1000 metri dal nostro Municipio, vi è qualcosa di insondabile, da queste Terre, il non plus ultra per la Vite, trasalgono forze misteriose, non so spiegarle razionalmente, se non fosse che Altri Capenati mi confermano la sensazione che chiaramente ho avvertito dopo 20 anni che non mettevo piedi al Castellaccio e dintorni. Forse amo troppo la Storia, mi dico, è solo questo…

A spezzare “l’incantesimo”, arriva qualcuno, è Paolo Calicchia, poi arriva Antonio Pelliccia, a guidare il trattore rimane Mimmo, scoprirò più tardi che si davano il cambio, per quel crinale coperto a vite, per dare il più classico dei “ramati”. Non pensate che un trattore risparmi in toto  dalle fatiche, le attenua, certo e per fortuna. Massimo arriverà più tardi, Stefano non ho potuto incontrarlo domenica. Sono un curioso per natura, e di vigne ci capisco eccome, ne ho avute due, Fioretta e Le Piane. Inizio a chiedere, intanto mi indicano da lontano il secondo vigneto, sul colle antistante. Rimango senza parole, e  per via della pendenza del terreno su cui era ubicato il vigneto in cui eravamo in quel momento, si vedeva e percepiva molto meglio quello in lontananza, una distesa sinuosa di pampini verdi e rigogliosi, un saliscendi morbido e fitto di stretti filari, un tappeto artificiale  creato dal nulla dalle mani e dal sapere antico da un animale chiamato Uomo.  Cerco di riprendere ciò che vedevo, con la digitale, ben sapendo quanto impossibile sia catturare tutta l’emozione e l’ampiezza di ciò che solo l’occhio nudo può assorbire, ci provo…

A me, non  interessano gli aspetti burocratici, gli investimenti che hanno fatto, i  contributi eventualmente  presi, e le agevolazioni se mai si può parlare in questi termini, che hanno lecitamente ottenuto. Chiedo invece delle difficoltà che hanno avuto per fare questo “miracolo”, e di quelle che ancora hanno per proseguire “l’avventura”. La lista è lunghissima, inizia dai vincoli e dal controllo del Ministero dei Beni Culturali, visto che siamo in una zona dove è nata e si è sviluppata la nostra civiltà Italica, prodoma di quella Occidentale (scusate se è poco), tra una Necropoli e l’altra, ed arriva alle problematiche tecniche per la mancanza di un sito industriale o artigianale avanzato per la trasformazione delle uve in vino, che li costringe a conferire il prodotto in terra di Sabina, restituito poi  in bottiglie e dame, che oramai vediamo sugli scaffali di diversi esercizi commerciali capenati. Percepisco un malumore di fondo nei loro visi, non mi occorrono molte parole per capire, bastano i loro sguardi incrociati, e la fronte corrugata tra le cui pieghe luccica il sudore. Non stanno trovando la strada spianata, e la pendenza, che è l’essenza tecnica della qualità delle uve prodotte, dei loro vigneti, è sempre più in salita che in discesa….chissà perché. Nei loro desideri, c’è quello di potere avere la possibilità di vinificare a Capena, magari nei locali  che furono della Cantina Sociale, Un sogno il  loro, ma che faccio mio, da sempre.

Li invito a non mollare, prendo un pugno di terra, e racconto a Mimmo, che quella terra viene dall’esplosione del Vulcano Sabatino, alias ora Lago di Bracciano, che è una terra intrisa di minerali naturali, di non mettere troppo concime, perché ce ne sta abbastanza..sedimentato da millenni.

Le vendite del vino vanno bene, i Capenati sembrano aver accolto bene il Castellaccio, anche se finora hanno prodotto relativamente poco, le vigne sono giovanissime e lo scorso anno la grandine ha massacrato il raccolto. Ma  quest’anno andrà alla grande, Dioniso sarà con loro, alla faccia di molti gufi.

Io pure sarò con loro con il pensiero, e chissà se durante la Vendemmia, non gli piombo armato di forbici e secchietto, più per rigustare le emozioni forti di quel rito che amavo profondamente, che per dare una “mano effettiva”, più per me che per loro…

Dovevo stare solo mezz’ora, per fare 2 foto, alla fine sono stato 3 ore, una mattinata radiosa di luce, tra racconti antichi con una forte componente emozionale.

Ho comprato 2 bottiglie in settimana, Castellaccio Bianco e Castellaccio Rosso. Mi piaceva già prima di andare sui vigneti di produzione, ma ora, credetemi, oltre agli aromi e al gusto solito,  ci sento la delicatezza  della Terre Antiche Capenati, il profumo della Storia, il Coraggio di chi non si arrende e guarda avanti, seppur nelle difficoltà; ho chiesto loro un “titolo” per questo articolo, “RITORNO AL FUTURO” è di Mimmo.

Di ottimo auspicio, per loro, per Capena,

forse vale la pena restare…

Grazie Amici.

Stefano

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21 pensieri su “RITORNO AL FUTURO? Torna il Vino di Capena, il “Castellaccio”

  1. Ciao Stefano, bellissimo l’articolo e che foto fantastiche!
    Conosco il “Castellaccio” ed ora che ci hai presentato i produttori faccio loro i complimenti ma soprattutto gli auguri, perchè questa “impresa” dia soddisfazione e lavoro per molto tempo.
    In questi giorni mi trovo ad Avola in Sicilia (il Nero ti dice qualcosa?)… meravigliosa terra, coltivata con tanta maestria, produzioni di qualità…

    • Grazie Paola, le foto?fatte alla cieca…è il paesaggio e la giornata radiosa che le rende belle!
      Per il momento ci lavorano i titolari, con grossi sacrifici, ma in futuro,se le cose vanno, di certo avranno bisogno di aiuto.Grazie come sempre.Ste

  2. I ricordi per me di quella capena sono pochi,ma ben radicati…Uno dei miei sogni è quello di rivivere quella Capena DOC insieme ai miei coetanei,il lavoro che ha fatto mio zio mimmo e i suoi soci è una bella scommessa (dura) che alimenta la mia speranza di una Capena migliore è più intelligente….
    ps:bellissimo articolo mi ha emozionato…

    • Grazie, Grazie davvero per gli apprezzamenti. In tutte le cose della Vita, caro Yuri, ci deve essere qualcuno a prendere l’iniziativa per innovare o riportare in auge una tradizione millenaria. La mia Speranza è che Mimmo & Company, siano delle avanguardie, per il resto il terreno di ottima qualità a Capena abbonda, e non solo per i vigneti. Ti abbraccio, stefano

  3. Buon articulo mi hai fatto ricordare quando eravamo bambini e quando finiva la scuola si andava con piacere a raccogliere la uva e portarla a la cantina (sociale) o con algun proprietario buon progetto per Capena complimenti a chi stá in questo progetto, grazie a te Stefano possiamo vedere quello che passa in Capena e anche se sono lontano sempre stara Capena nel mio cuore un abraccio Massimo.

    • In realtà Massimo, anche questo tuo commento dal lontano Messico, mi emoziona, scritto con qualche parola e cadenza spagnola! Ti vogliamo bene e lo sai! Grande Italia Massimè, ha portato bene il simbolo degli Europei, che ho messo dopo che abbiamo passato il turno!

  4. leggo tutto quel che scrivo e aspetto sempre sulle spine il tuo prossimo articolo…. grazie Stefano per l’ottimo lavoro che stai facendo.

  5. Un buon vino, nasce dove visse……. il più antico popolo ITALIKUS.
    qualcuno disse (non ricordo chì)…. bevetene e mangiatene tutti, questo è il mio sangue………..OCCHI CAPENATI……….provatene DAVVERO il GUSTO……

  6. Il ritorno del vino a Capena e’ un evento mitico!!! Mi sembra la cosa piu’ bella che sia accaduta negli ultimi anni. E lo dico da astemio 🙂

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