DEDICATO A LORO….I Fratelli Incollatori di Capena

Tratto dall’Occhiocapenate  ed.sett.ott. 1989

edito dall’Ass.Culturale “L’Occhio Capenate”.

(con qualche piccola “scorciata”)

di  Stefano Alessandrini (uno dei redattori di allora…24 enne)

foto di copertina: Antonio Corbo

“DEDICATO A LORO”

..Da un paio di secoli almeno, si compie a Capena il rito della Processione dell’Incontro, in onore di Maria Santa e Assunta in Cielo. Ogni anno , al calar del sole nel giorno 14 di agosto, il corso principale del paese, che porta dalla Chiesa di Madonna delle Grazie a Piazza del Popolo, come d’incanto vive un momento forse unico in Italia.  D’un tratto scompaiono il traffico cittadino e le  automobili, la consueta caligine sembra all’improvviso attenuarsi e un “vento” inesistente provoca inspiegabili brividi sulla pelle umida d’estate. Forse a provare queste emozioni siamo in pochi, almeno quelli che hanno la semplicità e l “onestà” di affermarlo. Da sempre l’Incontro suscita nei Capenati e nei “forestieri” che puntuali si danno appuntamento nel nostro paese, una emozione per certi versi indecifrabile. In quella corsa sfrenata, all’impazzata, le pesanti Macchine, settecentesche, che per tutto l’anno “riposano” nella chiesetta di via Madonna delle Grazie, d’un tratto esplodono di vita, illuminate dalla luce argentea della “pioggia” pirotecnica.

Qui come spesso accade nelle tradizioni che affondano le radici nella notte dei tempi, il sacro e il profano diventano indistinguibili, una miscela perfetta e inseparabile. Perché si affronta una strada scoscesa, con circa quattro o cinque quintali sulle spalle, rischiando ogni volta la propria incolumità?

Sacro e profano abbiamo detto, una rappresentazione drammatica e fulminea di ciò che offre la Vita stessa. In quella corsa “pazza”, c’è la Disperazione, la Sofferenza, unita alla Gioia dell’Abbraccio Fraterno nel momento dell’ “ INCONTRO” della macchina del  “Santo Salvatore” e quella della “Madonna”, quando i “bilancini” quasi si urtano nella foga di quel gesto. Bisogna “sentirla” questa festa che in effetti festa non è per il semplice fatto che non c’è nulla di “divertente”. L’Incontro è un rito non scritto, che esprime e testimonia teatralmente la tempra e la sensibilità di un “popolo”, che negli ultimi anni sta rischiando l’estinzione delle proprie inconfondibili, genuine tradizioni storiche. Diciamolo pure, a Capena sta scomparendo tutto: il Castellaccio è solo un ricordo, il Lucus Feroniae appartiene alle vipere che lo “popolano”, le feste tradizionali sono diventate “sagre delle bancherelle”.

Come mai, l’Incontro ancora conserva i crismi dell’immortalità? Tradizione, dal latino significa trasmissione, consegna, di generazione in generazione. Allora non c’è dubbio, gli artefici, i paladini, coloro che hanno mantenuto in vita questa semplice quanto meravigliosa tradizione sono Loro, gli Incollatori della Madonna e S.Salvatore. I loro abiti bianchi, le “cotte”, con le mantelline rosse e azzurre che volano nella corsa dell’Incontro, sono tramandate da padre in figlio, da parente a parente, dall’amico all’amico. E’ una catena umana che la ruggine dei secoli non ha intaccato e cha ha permesso anno dopo anno il ripetersi di questo rito. Alcuni di loro hanno diviso il “bilancino”, la sbarra di legno trasversale che distribuisce il peso altrimenti insopportabile che grava sulle “stanghe” da più di 30 anni e il loro impegno lo hanno firmato nei libri più belli, nei loro cuori. Un impegno, perché di questo si tratta, quasi un giuramento tacito difficile da mantenere, in quanto le tre processioni (due senza “corsa”) si svolgono nel periodo in cui tutti consumano le classiche ferie, quindi per loro e relative famiglie, vacanze anticipate o rinviate, tutti gli anni. “Essere” uno dei sedici incollatori è un onore, Sedici persone unite da una Tradizione, quasi una “setta” direi per il circolo chiuso che si viene a costituire. Entrarvi è difficile, poiché ognuno è depositario della “cotta” che indossa nella processione e che viene custodita come una reliquia.

Ma proprio questa “chiusura” è il meccanismo che ne  ha permesso la continuità. Tutte le volte il 14 agosto, per loro più di chiunque altro è il giorno più emozionante dell’anno. C’è chi non riesce né a mangiare né a dormire per la tensione che si accumula nelle vene.

Una emozione che raggiunge il culmine, nell’istante appena precedente il momento fatidico della Corsa, tra Via S.Luca e Via IV novembre. Sotto il peso delle macchine, inizia una sorta di danza dovuta ai tremiti nervosi e alle contrazioni muscolari, come cavalli purosangue alle gabbie di partenza. Allo scatto del segnale verde, posto sotto la scalinata di S.Antonio, tutto finisce per loro, tutto inizia per gli “altri”. Il momento della Corsa per loro è un “vuoto” che la memoria non registra, scompare il peso sulle spalle, non si sentono gli spari dei mortaletti. Quei quindici, venti secondi, per loro diventano una ragione di vita, per tutti gli altri rappresentano l’Incontro, forse l’unica autentica tradizione degna degli antichi fasti capenati. Ed è per questo, che diciamo a Loro, GRAZIE…a VOI TUTTI, semplicemente Grazie.

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Note aggiuntive di oggi.

Nel febbraio 1990, un comitato spontaneo costituito dai “Sedici Incollatori”, ai quali mi aggiunsi,

portò avanti,  un progetto di Restauro delle Macchine ridotte in condizioni di terribile degrado non solo a livello decorativo, ma soprattutto  strutturale. La Ditta Rota di Capena, si offrì di fare i lunghi e costosi lavori di restauro, GRATUITAMENTE. Ancora oggi và agli Eredi il mio, il nostro Ringraziamento, per la competenza e l’amore con cui furono fatti quei lavori fondamentali. Pubblicherò a settembre, un articolo sempre tratto dall’Occhio, in cui annunciavo quel fatto oggi storico. (S.O.S Restauro urgente). Questo perché sono passati da allora ben 22 anni, e sono al corrente che le due Macchine necessitano di una “revisione”, il legno come si sa è un materiale “vivo” e se non curato è la fine. Capisco che siamo in momento di grave crisi  economica, ma dobbiamo trovare le risorse per conservare ancora a lungo questi baldacchini che hanno circa 250 anni.

Il Sig. Rota restituì a Capena, le Macchine di nuovo splendenti, fu colmato un poco il dolore per la perdita, causa furto, del quadro della Madonna delle Grazie (1980), e sotto questo rinnovato impulso, si decise di costituire una Associazione, con tanto di statuto: L’Associazione Fratelli Incollatori di Capena.

Non più solo “sedici”, ma lo scopo era ed è quello di garantire sempre vitalità e forze fresche a questa difficile opera di trasporto in processione, con tanto di “corsa” in discesa e in salita. La missione è riuscita perfettamente, tanto che molti giovani ora  fanno parte degli Incollatori, e vi giuro che per me, che ci ho sempre creduto,  è una soddisfazione grandissima.

Altro fatto saliente,  nel 2000,  Anno del  Giubileo, l’Associazione Fratelli Incollatori, pretese ed ottenne la “regia” dell’evento.  Da quella edizione di successo pieno , il tutto inizia nella Chiesa di S.Antonio, gli Incollatori scendono per la scalinata, e si schierano in fila per ricevere la benedizione del parroco o addirittura come è capitato, del Vescovo. Questa fila vedo che ogni anno è più lunga, ottimo segno per il futuro di questa antica tradizione.

Dal 2005 ho “smesso” di “incollare” come si dice a Capena, non ebbi allora la forza e la testa di spiegare ai Confratelli il perché di una decisione improvvisa,dolorosa per le circostanze in cui è maturata.

Un saluto e un ringraziamento  a Franco Barbetti, il ”Presidente”.

Per Tutto quello che ha fatto e per ciò ancora farà per L’Incontro, e per Capena.

Un abbraccio ai Fratelli Incollatori con un messaggio:

Non sono mai uscito con la “testa e con il cuore” dall’Associazione, né mai né uscirò.

Stefano

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3 pensieri su “DEDICATO A LORO….I Fratelli Incollatori di Capena

  1. Drogi Stefano!
    Nareszcie zrozumiałam ,po 3 latach Twoje opowiesci o bieganiu z obrazem Matki Boskiej…dopiero teraz .Dziekuję bardzo ,ze moge z “dalekiego kraju” przezywac z Wami te wspaniale momenty dzieki Occhiocapenate. Dziekuje raz jeszcze Stefano.

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