Pangialli e Serpentoni in “processione” ai tempi della mia Leprignano (con ricette e video)

ISIDE

Iside Montereali, Capenate doc.

Ai miei “tempi”, la zona della Conca, (Via IV Novembre, Via S.Luca) era veramente il Centro di Capena. Nel periodo, dell’Immacolata, quando già il “bottino” di olio extravergine, era assicurato nelle vettine, le Donne Leprignanesi, quelle “de na vorta”, diventavano protagoniste assolute del periodo natalizio nostrano. Chi non ricorda le continue processioni, non meno “sacre” delle altre, con il trasporto dei “soletti” zeppi di Pangialli e Serpentoni, dalle case ai “Forni” e viceversa. Vi si è accesa la lampadina? Che spettacolo! Vedere “danzare” ancheggiando quelle figure femminili tipicamente mediterranee, con le schiene forti e dritte come fusi, la testa ferma e lo sguardo come pietrificato a fissare il nulla…ti ipnotizzava…non potevi non guardarle intensamente. Il soletto (contenitore lungo e largo in metallo scuro, dal bordo basso, idoneo per la cotture al vapoforno), era un “tutt’uno” con quei corpi che sfilavano nel vero senso della parola,per le vie del paese, isolati dalla testa e ivi stabilizzati dalla “pezza” o meglio detta “coroja”  arrotalata a ciambella sul capo. I forni a cui le processioni erano dirette erano quelli di Alveria Francellini, in un viottolo di Via IV Novembre, e quello di D’Acunto, sulla scalinata di S.Antonio. Nei giorni e nelle ore di punta il flusso era notevole,ed è un peccato non avere dei filmati…A volte queste donne, vere artiste circensi per il gioco di equilibrismo, si incrociavano con i loro basculanti carichi,  portati come copricapi tribali e pur nella pendenza della strada,  si scambiavano, saluti e informazioni: “quanti n’hai fatti commà?” – “mah, ‘na ventina de’ pancialli, poi doppodimani arivenco con ‘na decina de’ serpentoni…me venghino i parenti de’ Roma quist’anno, so’ gghiotti come i lopi, c’ho lo sai..e tu? ” – “Eh comma’, lo sai quist’anno sto a lutto pe’ u soceru, ho ‘ntrujatu giustu pe’ casa, poca robba, ‘na dozzina in tuttu,  un paru li manno a u professore ‘ndò vado a controllu, casomai je ce ‘ncarto pure ‘na lonza… e un solettu de mostaccioli pe’ i munelli; se vedemo a messa dumenica commà”, e sbrighite che c’è ‘a fila da Cicilia!”

Poi re-inserivano la prima ridotta e vai ripartivano..lente ma sicure, chi verso il forno chi verso casa. Tra le record-women, ricordo Vincenzona, adorabile donnona quasi sempre di scuro vestita, con il suo mitico soletto extra large, che riusciva a farsi il ritorno dal forno di Alveria fino alla Palazzine, (Lgo S.Sebastiano, dietro la Chiesa) tutto in salita..con le mani solo sui fianchi….senza soste! Se chiudo gli occhi sento ancora quel profumo inebriante dei dolci caldi appena sfornati….Vincenza lasciava dietro di sè una inconfondibile Scia, di buono, di rassicurante, di tradizione, di dedizione, di casa, di Paese. E lei , tra le decine di commenti e saluti che riceveva cammin facendo, pur lenta, ansimante e col fiato corto, non risparmiava a nessuno un sorriso ed una risposta,  magari  condita con quella nostrana ironia, raffinata e dolce come il carico portato, soddisfatta per il “dovere” che era riuscita a compiere anche quell’anno a dispetto del tempo che passava inesorabile…

Insomma, denominare  il Pangiallo e il Serpentone di Capena, semplicemente dei “dolci tipici” avete capito che all’ora  era totalmente riduttivo: facevano parte di  un rito antichissimo, che a quei tempi dove l’austerity era la norma, celebravano un momento di abbondanza; erano altresi’ una sorta di “moneta” fuori corso, con cui sdebitarsi, o semplicemente omaggiare chi aveva dimostrato particolare attenzione e cura verso se stessi o la propria famiglia in momenti particolari, od erano solo un modo diverso per portare nelle case altrui una carezza ed un abbraccio.  La stessa circostanza che per la cottura si rendeva necessario l’ausilio del forno, obbligando al  trasporto e all’ostensione del prodotto che da  semilavorato diventava finito,  trasformava un fatto squisitamente  privato in un fatto pubblico, virandolo così in un fenomeno di folklore e quindi di cultura. I negozi di generi alimentari dell’epoca, per rifornire tali “traffici di bontà”,  traboccavano di mattonelle di cioccolato fondente grezzo, di frutta secca a sacchi in quantità da bazar turco, e quindi si creava  un volano micro-economico a km zero, importante, come analoghi altri  che con fatica porto spesso ad esempio di una economia locale virtuosa.

Ora, per favore, mentre vi leggete queste 2 ricette, ricevute su mia “ordinazione” da Rita Simonelli, (sono  leprignanesi d.o.c.g, ereditate della Mamma Emilia), e magari vi cimentate all’opera…provate ad immaginare tutto ciò che con pazienza avete letto…sono sicuro che i prodotti  avranno un altro “sapore”, perchè la magia non si può comprare..si Crea. Buon lavoro!

Da Rita, (che ringrazio):

  • Ti do la ricetta dei serpentoni del 1979: per la sfoglia: 6 uova 2 bicchieri di vino 1 bicchiere di olio, 2 etti di zucchero, 1 bicchierino di rum, 1 bicchierino di alchermes, cannella (non meglio identificata la quantità ma credo a piacere)….dilettarsi a fare la sfoglia. Per il ripieno dei serpentoni: 1 Kg di mandorle, 1 kg di zucchero, 5 etti di cioccolato e cacao, limone ed arancio grattugiato liquore…Ti ricordo che le mandorle devono essere bagnate, spellate e poi messe in forno a cuocere in modo da far asciugare l’olio che contengono.  Questa dose è per circa 8 serpenton

  • Passiamo ora ai Pangialli sempre del 1979:

  •  per 12 pangialli né grandi né piccoli:2 kg di uva passita, 10 mucchietti tra mandorle nocciole e noci sbucciate;per quanto riguarda le mandorle, credo vadano bagnate sbucciate e seccate nel forno…(per questo procedimento chiedi conferma a zia Tilde, per favore), per il candido invece si procede in questo modo:1 litro e mezzo di vino, 8 bicchierini misti fra rum e alchermes, o liquori per dolci; poi per ogni pangiallo vanno calcolati, 1 etto e mezzo di zucchero, 1 cucchiaino e mezzo di olio, mezzo etto di cioccolato. Il candito si mette a bollire a fuoco medio/basso credo per circa 1 ora (ed anche qui chiedi a zia perché non mi ricordo se poi va messo dentro la farina a fontana e poi impastato insieme alla frutta secca, oppure si fa bollire direttamente insieme alla farina e poi si aggiunge la frutta secca). Chiedo scusa ma ti ho riportato le ricette di mamma che però non scriveva mai la frequenza temporale delle ricette….lo sapeva fare a memoria….io purtroppo l’ho visto fare per quasi 40 anni, e pur avendola aiutata spesso non ci ho fatto mai caso “abbiate pazienza”…

    p.s  da Stefano, ho preferito non alterare le ricette che Rita mi ha inviato via FBook…perchè anch’esse  profumate e sincere…

Annunci

4 pensieri su “Pangialli e Serpentoni in “processione” ai tempi della mia Leprignano (con ricette e video)

  1. è la prima volta che sento che nel serpentone ci vogliono le mandorle, io ho sempre messo le nocchie tostate al forno e la ricetta me l’ha data mia nonna

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...