Una “giornata particolare” vissuta da un Capenate il 25 luglio 1943, e in Memoria dei Carabinieri deportati dai nazisti

PAPA' CARABINIERE 001

Per un mio ricordo personale di mio padre (nato il 25 gennaio 1923) e in occasione della Giornata della Memoria, (domenica 27 gennaio)  vi vorrei pregare di leggere questo “racconto” assolutamente veritiero, che ho preferito esporre in prima persona, me l’ha raccontato tante volte, e ci teneva davvero molto a “tramandarlo”, quindi…eccolo.. Grazie.

da mio padre Giulio:

Roma , 25 luglio 1943,

Avevo 20 anni e mezzo, e come mio padre, Felice, per un analogo destino mi trovai a vestire la divisa dei Carabinieri Reali nel pieno di un conflitto mondiale.

Quei giorni di piena estate  nella Roma del 1943, non li potrò mai scordare. Il 25 luglio, era una domenica molto calda e afosa, apparentemente tranquilla, ma di quella calma irreale che sempre prelude a qualcosa di strano.  La trascorsi in libera uscita, per le vie del Centro, e in quei pochi attimi insieme ai commilitoni, cercavo  di cancellare quanto visto nei giorni immediatamente precedenti, Roma bombardata dal cielo, colpita prima al Pigneto e poi al Tiburtino. A San Lorenzo  accorremmo tra quelle macerie fumanti nel caldo torrido, e scavammo anche a mani nude; in tutta Roma non si trovava più una bara disponibile per dirvi della carneficina di tante vittime innocenti.  Si era fatta l’ora del rientro e verso le 5 e qualcosa del pomeriggio, eravamo già dall’altra parte del fiume; in un  vialone  a Trastevere, c’era e c’è ancora,  la mia caserma, una delle più grandi dei Carabinieri di Roma, la Caserma Podgora. Il piantone apre il portoncino,  pronto già a richiuderlo. Bastano però pochi attimi , confusi quanto scolpiti nella mia mente, per sconvolgere  uno scenario di una vigile routine. Dall’ingresso principale entra un mezzo furgonato, non capii bene cosa fosse, lì per lì ,  ma ricordo bene che entrò di tutta fretta per fermarsi al centro del cortile della caserma che stavo percorrendo in quel momento. Scendono più uomini, con fare concitatissimo,  a seguire,  uno di questi , me lo trovai  praticamente di fronte allo sguardo, e in quell’afa romana, sento il sangue gelare di botto, quell’uomo era il Duce d’Italia, Capo del Governo, delle Forze Armate,  Benito Mussolini.  Sono quei momenti in cui la testa non ti assiste e non capisci nulla, e ancora oggi  mi appare quel  volto,  cosi noto quanto così  torvo in quell’ora fatale, come una sequenza di un film rallentato. C’era chi si metteva sull’attenti, e chi invece freneticamente cercava con gli sguardi negli altri delle spiegazioni che non arrivavano.  Vidi Mussolini “accompagnato” a braccio, dagli uomini che lo avevano trasportato, che poi altro non erano che carabinieri, ufficiali e sottoufficiali,  che lo fecero “accomodare” in una stanza vicino alla nostra del picchetto.

Dopodichè, nella sordità momentanea che ti provoca lo stato di choc, echeggiò un ordine perentorio ma pur sempre agitato : “tu e tu, prendete una mitragliatrice, armatela,  una cassetta di bombe a mano e salite sul tetto della caserma dai lucernai”. Bastò fare due più due per capire che quello che stava succedendo nella mia caserma Podgora di Trastevere; Mussolini non era venuto da noi, in visita di cortesia, ma era in stato di arresto e prima di capire che questo avrebbe sconvolto la Storia della mia Nazione, per il momento ciò che vedevo e sentivo là dentro era sufficiente per sconvolgere la mia..di esistenza!  Io ed il mio compagno d’armi,  eravamo immobili su quel tetto , il sole ancora non era tramontato, con il cuore in gola,  la mitraglia puntata verso il piazzale cortile della Caserma, ma lo sguardo ed il pensiero verso il Gianicolo, dove c’era piazzata la batteria contra-area controllata dalla Milizia Fascista, era sufficiente che  che la puntassero verso la Podgora li sotto al colle, e addio caserma! Ma erano ragionamenti fatti senza sapere cosa diavolo stesse effettivamente succedendo ed in realtà non lo sapeva quasi nessuno dentro e ancor meno fuori da quella caserma.

Restammo li sopra fino a notte inoltrata. Fino a quando ci dissero di scendere. Mussolini in effetti non era più li da qualche ora, essendo stato tradotto, sempre in stato di arresto alla Caserma degli Allievi Carabinieri di Via Legnano, nel quartiere Prati e ci rimase 2 notti mi pare.. Per descrivere i giorni seguenti a quella domenica basta una parola:  IL CAOS.  Tra chi festeggiava per le strade di Roma e chi sfasciava i simboli del regime, ci toccò un compito delicato. Regina Coeli, a via della Lungara, era stata assaltata, ed insieme ai prigionieri politici, perseguitati dalla dittatura, presero il volo comuni delinquenti ed ergastolani. Bisognava riportare al fresco quelli della seconda specie, e pensate un po’ voi quant’era facile, Roma era impazzita in tutti i sensi. Le scene di giubilo, ben presto però,  furono soppiantate dalla consapevolezza che il Fascismo era si caduto ma la Guerra continuava, e giorni amarissimi ancora ci attendevano. il Destino aveva scritto nei mesi a seguire per  coloro che in quel tempo indossavano una divisa, un copione tristissimo, e mai avrei pensato che vestirne una da Carabiniere Ausiliare, mi avrebbe portato cosi tante pene, ed a molti altri un atroce e fatale destino. In qualche modo la giornata del 25 luglio 1943, me la porterò “dietro” tutta la vita, perche’ i nazifascisti non perdonarono questo ed altri “affronti” che i Carabinieri misero in atto con coraggio contro di loro.

Giulio Alessandrini

Capena , Roma  n. 25 gennaio 1923   d. 15 settembre 2011

Alle 22,45 di questo interminabile 25 luglio 1943 , la Radio dell’E.I.A.R. annuncia agli Italiani ed al mondo, che il Capo del Governo aveva dato le dimissioni, che Il Re aveva dato l’incarico di formarne uno nuovo e la carica di Capo Supremo delle Forze Armate al gen. Pietro Badoglio. Il Mondo e lo stesso Hitler, appresero in quel momento che Benito Mussolini, il Duce, era stato arrestato, ma mio padre , evidentemente , un semplice Capenate ..questo lo sapeva da oltre 5 ore…Ma c’è dell’altro che la Storia ha di recente portato alla luce, essendo incredibiimente rimasta una verità sepolta per 65 anni. Gli archivi, lo zelo di alcuni ricercatori, hanno restituito all’Arma dei Carabinieri, una pagina si triste, ma significativa del loro sacrificio e comportamento nel corso di quel tragico conflitto. Il 7 ottobre 1943, dopo l’armistizio, e a ridosso della calata e invasione nazista dell’Italia, il maresciallo Graziani, uno dei “boia” di Salò, firma in accordo agli alti comandi nazisti di Berlino, un documento con il quale si chiede il disarmo immediato dei Carabinieri; a Roma erano circa 8.000 unità. Si chiede inoltre di consegnarsi nelle caserme in attesa di istruzioni. In realtà fù una messa in scena, una trappola. Ad attendere ufficiali e sottoufficiali, furono dei camion che li prelevarono, per portarli alle stazioni dei treni, direzione Germania, campi di concentramento, sopratutto nei circondari di Monaco di Baviera.  2500 carabinieri subirono questa sorte atroce, molti non tornarono mai più o rimpatriarono malati per gli stenti subiti, per perire da li a breve.

Quelli che scamparono a questo destino, tra cui mio padre, ci riuscirono solo perche’ “avvisati” in tempo dagli stessi commilitoni, che con atti di eroismo certificati, riuscirono a salvare moltissime vite. Tutto questo perchè l’Arma dei Carabinieri era agli occhi dei nazifascisti oramai considerata inaffidabile. Anche se con incredibile ritardo storico, si scoprì infatti che furono i carabinieri a distribuire le armi ai cittadini  durante le gloriose 4 Giornate di Napoli, furono i loro ufficiali ad organizzare i primi nuclei della Resistenza romana. Ed infine, perchè è bene ricordare che i nazisti hanno sempre combatuttuto Due Guerre parallele, una militare di conquista,  l’altra quella del Folle Progetto di Sterminio in nome della purezza della razza ariana, i carabinieri rappresentavano un possibile ostacolo per la deportazione degli oltre 1000 ebrei del Ghetto di Roma, che infatti, avvenne il 16 ottobre del 1943. Non sono coincidenze queste ma terribili “pianificazioni” a spese di chi indossava una divisa piu che altro per compiti di pubblica sicurezza come i carabinieri. Mio padre si unì all’esercito degli “sbandati”  in realtà una miriade di grupposcoli sparsi in tutta Italia, non mi ha detto molto di quei giorni e mesi durissimi; più  volte però mi ha raccontato che insieme a lui, vi era l’amico capenate Gualtiero Pompei (saluto sua figlia e mia amica Donatella), che scelsero come “territorio” di nascondiglio i colli tra Capena e Morlupo; le loro case sono state le decine di grotte tufacee presenti, soffirono freddo e fame. Spesso dovevano usare mezzi più convincenti dei soldi che avevano con loro per farsi dare qualche forma di cacio, erano comunque dei dei militari armati,  ma si comportarono sempre con dignità, pur vivendo in quel momento  come “animali”. Mio padre si ammalò gravemente, e la malattia gli   fù riconosciuta come causa di Guerra. Vorrei che lo sapessero questo,  “lor signori” che oggi pretendono di timonare questo Paese senza Memoria, che toccare certe pensioni, è da semplici ignoranti in ogni senso del termine, si vergognino. In ogni caso portò a casa la pelle, rispetto alle sorti peggiori che toccarono agli  altri suoi commilitoni con la Fiamma d’Argento sul cappello,quello dell’Arma,  che da sempre ha la mia stima e dopo aver saputo di questa Deportazione nascosta dell’ottobre 1943,  ancora di più. La sua pistola di ordinanza, questo me ho la detto più volte, la gettò poi al rientro in paese, in una grotta di una cantinella allora di  nostra proprietà, sotto la Torre dell’Orologio, egli stesso chiese ai nuovi proprietari di cercarla…ma la ricerca fu invana. Sarà oramai un pezzo di ferro arrugginito, di quel colore prezioso che solo la Storia sà depositare…

Per chi vuole approfondire:

http://passatopresente.blog.rai.it/2008/10/10/ottobre-1943-deportate-tutti-i-carabinieri/

“La deportazione dimenticata”  dal Corriere della Sera

Il Libro 7 ottobre 1943 di Anna Maria Casavola

DOCUMENTAZIONE STORICA sul 25 Luglio 1943

Interessante è leggere il Resoconto che fece lo stesso Mussolini di questo 25 luglio 1943

RELAZIONE DI MUSSOLINI SUL SUO ARRESTO
(Articolo pubblicato postumo dal ” Meridiano d’Italia’, – il 20 aprile 1947)

« Discendendo la scalinata di villa Savoia, fui sorpreso di non trovare la mia macchina ad attendermi. Con il pretesto che l’udienza si sarebbe protratta a lungo e che occorreva lasciare libero il piazzale, essa era stata avviata in un viale adiacente.
« Mi arrestai a metà dello scalone e chiesi al maggiordomo di Casa reale di far avanzare la mia vettura. Nello stesso istante sopraggiungeva una autoambulanza della Croce Rossa. Un colonnello dei carabinieri, staccandosi da un plotone formato da ufficiali e da militi, mi si avvicinò:
« Eccellenza – mi disse – vi prego salire nell’autoambulanza.
Sorpreso, protestai. Il colonnello rispose che quello era l’ordine.
« Devo proteggere la vostra vita, eccellenza – soggiunse, manifestamente astenendosi di usare il termine duce. – Quindi intendo eseguire l’ordine ricevuto.
Compresi di essere caduto in una trappola. Ma non c’era nulla da fare. Bisognava inchinarsi davanti alla forza. Salii dunque sull’autoambulanza: lercia, ve lo assicuro. (l’ambulanza era lorda di sangue, per aver poco prima trasportato feriti del bombardamento – Ndr). Non vi nascondo che in quel momento malignamente pensai che i traditori intendessero in tal modo offendermi, adeguando secondo loro il contenente al contenuto. Con me salirono il colonnello, due carabinieri in borghese e due in divisa. Tutti armati di fucile mitragliatore.
L’autoambulanza partì a strappo e attraversò i quartieri di Roma a tale andatura, che ad un certo momento pregai l’ufficiale di dar l’ordine di moderare la corsa.
« Qui finiremo con l’investire qualche disgraziato e con lo sfasciarci contro un muro – dissi.
« Ci arrestammo nel cortile della caserma Podgora, dei carabinieri, in via Quintino Sella. Fui fatto scendere e sostare per circa un’ora, strettamente sorvegliato, nella stanza attigua al corpo di guardia. Alla mia richiesta di spiegazioni, l’ufficiale che mi aveva accompagnato rispose: – E’ stato necessario prendere delle misure per proteggervi dal furore popolare. Bisognerà far perdere le vostre tracce ».

UN VIDEO SULL’ARRESTO DEL DUCE

DALL’ISTITUTO LUCE CINECRONACA DEL BOMBARDAMENTO DEL QUARTIERE SAN LORENZO

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6 pensieri su “Una “giornata particolare” vissuta da un Capenate il 25 luglio 1943, e in Memoria dei Carabinieri deportati dai nazisti

  1. Dziekuje Stefano..bardzo dziekuje.Jakie to jest mi bliskie..bardzo bliskie.Wszyscy musimy pamietac o tamtych tragicznych czasach…O ludziach….

  2. Grazie, di cuore, perché ogni episodio su quegli anni terribili raccontato dai nostri padri ci ha arricchito più di qualsiasi bene materiale. Non c’è niente da fare Stefano, penso che l’attaccamento che sentiamo per certi valori sia nato proprio lì, dalla loro memoria.

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