LA PRIMA SCONFITTA DI LORENZO E LA MONGOLFIERA DI LEONARDO

IMG_3643di LUCA BENIGNI

Una notte del 1958 sui tetti e nelle vie di Capena il vento di scirocco trascinò una nuvola gialla di Sahara. La spinse diretta e veloce in quel corridoio verde di Valle Volpina che va diretto dalla pianura del Tevere fino alla Rocca. La guidò costeggiano via Provinciale, il costone della Chiesa, via IV Novembre, piazza del Popolo, il Vasivo. Da li, densa e appiccicosa come zabaione, invase tutte le vie , le piazzette scale e sottoscale e cantine depositando ovunque uno strato di sabbia. Fece sbattere ogni cosa. Porte e finestre, rovescio in strada vasi di gerani insieme a quelli di basilico e garofano e mentuccia. Abbaiarono i cani , i galli pensarono bene di farsi sentire ed anche i ciucci presero a ragliare. Il risveglio di uomini donne e bambini fu improvviso e diede alla colonna sonora già in esecuzione un timbro baritonale fatto di imprecazioni e bestemmie, cazzi e mortacci.

Il paese ora era sveglio seppur con gli occhi cisposi degli assonnati ma ormai il vento non era che un refolo e stava portando la nuvola forse verso Morlupo, forse verso S. Oreste. Restava su mobili e sedie e tavoli come sulle botti nelle cantine un dito buono di quasi impalpabile sabbia. Stringerla tra le dita per saggiarne la consistenza dava quella leggera vertigine di toccare il deserto e questo era propellente potentissimo per la manovella dei sognatori di tutti i tipi e di tutte le età. Gia c’era chi pensava che nei giorni successivi ci sarebbe stato da parlare e tanto. Niente di speciale succede anche oggi che un pezzo di deserto atterri sui nostri terrazzi e anche oggi , anche negli adulti, solletica lo stupore insieme all’immaginazione pure se molti in quel deserto ci sono stati , pure se c’è internet, la televisione, i satelliti google, facebook , twitter e via chattando.

La differenza, perchè è la differenza timbra la memoria e forma il ricordo, è che quella volta, quella notte del 1958, io avevo solo tre anni, insieme alla nuvola mischiato alla sabbia , come un tradimento arrivò il poliovirus . Forse il vento e il deserto non c’entravano nulla, anzi ne sono sicuro , loro avevano portato come sempre solo sabbia e il fastidio di dover poi spolverare tutto, ma quello che accadde nei giorni successivi, quando il virus della poliomielite iniziò a presentarsi in alcune case, portando il terrore in tutte le altre, nessuno mise mai più in dubbio, che la nuvola quella volta portò insieme alla sabbia dolore e disgrazia, la prima sconfitta del giovane medico Lorenzo, la fine di tutti i sogni di Leonardo l’uomo che riciclava il ferro e il piombo ed i vasi etruschi. Macerie enormi. Per toglierle ci vollero anni. Se ne andarono via per sempre solo 15 anni dopo a bordo di una mongolfiera.

Nell’anno della nuvola gialla in Italia l’infezione di polio fu feroce. Il virus penetrò nel sistema nervoso centrale di 8377 bambini provocando spesso, quasi sempre , una paralisi delle gambe. In alcuni casi uccise per soffocamento paralizzando il diaframma. A Capena non si risparmiò, colpì in entrambi i modi. Dopo pochi giorni dal passaggio dell’ombra sahariana, quando ancora erano in corso le pulizie per eliminarne le tracce da case cantine e strade, molti bambini iniziarono a star male: diarree , febbri alte, mal di testa, difficoltà a mangiare, diventarono in poche ore la norma. Lorenzo il giovane medico in servizio nel paese da appena tre anni correva su e giu dalle case del Monte a Paraterra , dal Vasivo e alla Rocca, dalle Mandole alle case in campagna. A Capena da tre anni, unico medico, quella emergenza rappresentava per lui la prova del fuoco. Era arrivato in paese giovane giovane, appena laureato con gli occhialetti lo sguardo acuto a cavallo della sua vespa celestina. Con quella girava notte e giorno tutti i saliscendi delle nostre colline. Lorenzo era un bravo medico e gia dai primi giorni aveva avuto paura che quella epidemia potesse volgere al peggio. Quei sintomi erano preoccupanti, le notizie che gli arrivano dai suoi colleghi a Roma e dalla radio , non lo rassicuravano per niente. Non era una bestemmia pensare che li in quelle case fosse entrato e fosse in azione il virus della poliomelite. E allora corse ancora di piu e inizio a intensificare le visite ed a prendere informazioni su dove avrebbe potuto eventualmente trovare il vaccino Stalk che proprio in quell’anno veniva introdotto in Italia. Non era facile reperirlo, ma aveva saputo che era disponibile, anche se in piccole quantità, nella farmacia del Vaticano. Prese a fare la spola con Roma a bordo della Vespa e con l’aiuto della divina provvidenza come la chiamava lui, in realtà un semplice prete, riuscì a prendere un po’ di confezioni del farmaco ed a vaccinare i casi piu gravi. Mangiava poco ma correva e correva tanto.

Alle sue quotidiane e banali necessità pensavano Leonardo e sua moglie Giovanna. Due tipi molto alternativi per l’epoca, ma ben voluti e ben inseriti nella comunità. Lui ateo e comunista amico e in affari con la teppa dei tombaroli, lei senza malizia e imperfezioni come un diamante che cosi appariva ogni volta che rideva e ti guardava appesa al braccio del suo Leonardo. Gli avevano affittato la vecchia casa di uno zio di Leonardo a S. Antonio e Giovanna spesso apparecchiava la tavola a casa sua per suo marito e il medico. Lorenzo era diventato amico di Leonardo quasi subito perche lui era stato il primo ad aiutarlo a sistemarsi appena arrivato, ma soprattutto perchè Leonardo lo acchiappò immediatamente nella sua rete di misteri e racconti sul patrimonio archeologico di Capena delle tombe ancora da scavare dei tesori ancora da scoprire. Era il suo Virgilio, il suo lasciapassare in quel mondo chiuso popolato dai tombaroli capenati, gente di poche pochissime parole in confidenza piu con lo spiedo che con il genere umano. Una quasi setta che si vantava di contare nel gruppo chi era finito in galera pizzicato con le mani nella tomba.
Il virus però camminava piu veloce della vespa di Lorenzo. Le vecchie signore in nero pregavano, le giovani e belle mamme di Capena invece lottavano e piangevano e aspettavano il giovane medico per la vista a casa e soprattutto di sentire le sue parole subito dopo. Scommettevano che Lorenzo avrebbe fatto scudo , manco fosse un supereroe della Marvel, contro il virus e salvare i loro figli. A forza di corse a Roma Lorenzo riusci nell’impresa di salvare molti bambini a due soli la poliomelite lascio il segno del suo passaggio. Fin qui Lorenzo aveva pareggiato la sua partita con l’epidemia, ma il colpo basso era in arrivo ed era un colpo definitivo di quelli che cambiano la storia di ognuno e tu non ci puoi fare niente, ma proprio niente.

Proprio quando il picco dell’epidemia sembrava passato si ammalò il figlio di Leonardo e Giovanna. Aveva 18 mesi. La paura del papà e della mamma era grande come un oceano in burrasca e anche di piu, ma si fidavano di quel giovane medico loro amico che spesso mangiava alla loro tavola, che spesso teneva in braccio Massimo che aveva gia salvato molti piccoli bambocci , che….

Leonardo nel suo buchetto, raccoglieva ferri vecchi e i piombi che allora si usavano per sigillare i pacchi spediti, come sempre. “Se no ti arrendi – dicevi a se stesso – alla fine ce la fai. Il segreto è non arrendersi mai, anche quando la sconfitta ti passa sopra e ti trasforma in un a sfoglia da fettuccine, non ti devi arrendere”. E cosi anche con lo stomaco rattrappito dall’angoscia proseguiva a raccogliere ferro ed a creare piccoli aerei per Massimo e Giovanna il suo amore assoluto. Insieme al figlio certo, ma Giovanna, anche se aveva paura d dirlo, per lui era la vita stessa. Dopo che l’aveva conosciuta durante una festa in un paesino della Marche dove era andato ad accompagnare un suo amico per piazzare due statuette etrusche, aveva detto a se stesso “metterò la mia vita li nelle mani e nella pancia di quella donna li. Senza condizioni. Se vorrà lavorerò per lei perche sia felice, perche Giovanna quando ride mi da pace”. E anche perche fare l’amore con Giovanna per Leonardo era un balzo felicità.
Nel suo buco Leonardo trafficava il ferro ma anche il bottino dei suoi amici tombaroli. Andavano da lui perche era in grado di stabilire il valore di ogni pezzo e riconosceva subito i falsi. Si narra che lui e Mariano , il capo riconosciuto degli scavatori di tombe, facessero a gara a chi custodiva la raccolta di pezzi antichi piu pregiati e su chi avesse piu gioielli. La querelle non si è mai risolta. Spesso Leonardo facevo un salto a casa in genere per fare l’amore. Giovanna ne era felice , il paese chiacchierava e rideva perche tutto avveniva nella luce di Piazza del Popolo. La casa dove abitavano infatti era quella all’inizio di via della Scalette. A tre passi dal negozio che si trovava proprio dall’altra parte della strada. In quel pezzullo di terra nel cuore del cuore di Capena c’era tutto il suo mondo e la sua felicità .

In quei giorni però non faceva avanti e indietro per le ragioni di sempre ma perche la febbre di Massimo non scendeva, la diarrea nemmeno. Il bimbo era sfinito, Lorenzo il loro medico, la loro certezza, preoccupato. Cupo. Il bambino non mostrava come negli altri casi segni di paralisi alle gambe, ma respirava con grande difficoltà. Giovanna fece tutto quello che gli diceva Lorenzo e anche di piu, e tenne il bambino sulla sua carne per farlo sentire sicuro – diceva – così si sente piu forte e guarisce prima. Ma non serviva il calore della mamma e nemmeno le medicine di Lorenzo. Con il passare delle ore Massimo respirava sempre peggio. Lorenzo corse a prendere l’ultimo vaccino, ma ormai era troppo tardi. Mancò solo pochi minuti ma quando tornò tutto era avvenuto. Giovanna era accanto al suo bambino gli teneva la mano e lo guardava, Massimo quasi non respirava piu. Lo sguardo di Giovanna era perso. Quella donna si stava consumando con il figlio e non si poteva fare nulla.

Disse “Massimino parla a mamma dai , senti ti faccio un regalo – lo prese e lo attacco al petto generoso – ti piace eh! goloso e zozzo! Che ci farò io con un figlio già cosi impertinente, ti piace il latte, ti piace?, dai ciuccia ma non ci fare l’abitudine che ormai sei grande… perche fai cosi Massimino? Non ti piace piu la tetta di mamma? Massimino dai….” . Lorenzo si avvicinò a Giovanna, mise un mano sulla spalla, allungò un dito sul collo del bimbo e sfiorò le labbra vicino al capezzolo, Massimo non c’era piu era appena andato via.
Giovanna scosto le mani di Lorenzo e cercò solo quella del suo di Leonardo che faticava anche a far uscire le lacrime, e cosi rimase per un tempo che sembro lunghissimo, con il bambino, il suo bambino attaccato come un adesivo al petto. Giovanna se ne andò per sempre con una mano in quella di Leonardo in silenzio per un dolore piu grande di lei e perche non poteva mandare da solo il suo Massimo in quei posti che si diceva fossero bui e tetri. Per le vecchie in nero però era andata nel Sahara con suo figlio e perche il deserto l’aveva chiamata e la voleva come regina.

Per Lorenzo fu la sconfitta che segno la sua vita di medico a Capena. Pianse per giorni, come fosse morta una parte di se eppure continuò a visitare vecchi e bambini e a montare la sua vespa celestina. Il paese si fermò per il funerale di Giovanna e del suo bambino portati via dal vento giallo. Leonardo dopo che ebbe baciato per l’ultima la mano e le labbra ancora calde di Giovanna, divento muto, non disse piu una parola per giorni. La fine del mondo brucia anche le parole. Ed a Leonardo era successo questo. Come dirlo? Perche dirlo? Quando finisce un mondo ci vuole silenzio e basta.
Il tempo passo e Leonardo riprese a costruire aereoplanini di latta. Tutti i modelli ocn al doppia ale e le eliche. Li regalava ai bambini di Capena che andavano a trovarlo portando qualche ferro, poi iniziò a costruire modelli di mongolfiera. Lorenzo notò il cambiamento e chiese il perche: ah”! è vero – disse Leonardo – non te l’ho mai detto. Bene devi sapere che per Giovanna io ero l’aviatore dei suoi sogni e ogni giorno cambiavo aereo per lei per portarla nei cieli del mondo e farla felice. Questo avveniva ogni sera che tornavo a casa. Arrivavo e mettevo sul tavolo l’aeroplanino e da li iniziava la storia. Abbiamo girato il mondo cosi.. ecco perche ce ne sono cosi tanti a casa Nell’ultimo periodo avevamo pensato pero di cambiare e che sarebbe stato bello volare con la una mongolfiera, lei la immaginava immensa di tutti i colori, con cui andare in giro per il mondo portati dal vento. Diceva che la mongolfiera era piu comoda per via del suo cestello che avrebbe potuto ospitare ben bene, Massimo, i suoi giochi, noi le le nostre storie. Ecco ora io faccio mongolfiere. Mi esercito. Che ne pensi amico mio , mi vengono bene no?
Negli anni successivi Leonardo oltre al ferro inizio a raccogliere anche coperte usate . Nessuno risuci a capire quella stranezza, cosa dovesse farci con quelle stoffe consunte. Lo scoprimmo nel 73, quando come giovani comunisti simpatici a Leonardo facemmo a Piazza del Popolo una festa della Primavera. Lui seppure ormai molto anziano sognava ancora con ferocia la sua felicità e quella idea della festa di primavera lo caricò al massimo, gli piaceva, si attivò alla grande. La settimana prima del week end di festa, tutti i pomeriggi chiudeva il buco e andava nella vecchia fornace di mattoni in fondo alla valle. Domenica pomeriggio passò da noi salì sul palco e disse “ ora vi dico che non bisogna mai smettere di sognare, di cercare la felicita” e guardando la valle, aggiunse” tra qualche minuto da li partirò per raggiungerla. La felicità esiste, bisogna cercarla, ma esiste, io lo so, l’ho conosciuta e la ritroverò”.

Scomparve nel sentiero che andava alla fornace e dopo 20 minuti dal fondo emerse un immenso pallone il di tutti i colori del mondo, la gigantesca mongolfiera di Leonardo con lui a bordo del cestello. Scaldò l’aria con il piglio del comandante e la mongolfiera si levò nel cielo imboccando Valle Volpina nella direzione opposta a quella che segui il vento giallo maledetto, e si diresse verso la Valle del grande fiume Tevere. Ci saluto agitando quel suo cappellaccio da bandito. Parti cosi. Il bello è che di quella mongolfiera non si è mai saputo piu nulla. Non ne ès tat mai ritrovata traccia. Io spesso penso che stia ancora girando per il mondo con Leonardo la sua Giovanna e Massimo. Che ne sai, mica è escluso , che ne sai… Capena ha una sacco di storie non risolte e terribilmente magiche… che ne sai…

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