Mio padre carabiniere ribelle, a Vignanello

Oggi giorno di Natale, siamo venuti a sapere io e mia sorella, mio cognato, mia madre,

di un episodio legato al periodo in cui mio padre era in armi, con la divisa da Carabiniere, nel secondo conflitto mondiale.

A stupirci letteralmente, è stato il racconto, difficile, ma piovutoci addosso come un dono dal cielo,

di nostro zio Franco Alessandrini, unico dei 4 fratelli rimasti.

Sapevamo di altri episodi riguardanti i fatti bellici sopportati con quella uniforme, uno in particolare (l’arresto di Mussolini) già raccontato in questo blog, ma evidentemente non era tutto.

La trama è sinteticamente questa. Dopo aver prestato servizio a Roma nella prestigiosa Caserma Podgora, (quella in cui venne portato in stato di arresto il Duce), mio padre viene dislocato fuori dalla Capitale, in un paese del viterbese, Vignanello a prestare servizio come carabiniere ausiliare.

Molte volte ho chiesto di raccontarmi con esattezza  quel periodo post caduta del fascismo, distinto dal caos più totale, ma non ricordava bene…o forse fingeva di non ricordare chissà.

Oggi Natale 2015, 50 anni dopo la mia nascita, 72 circa dopo quell’episodio, vengo, veniamo, a sapere che in quel di Vignanello successe qualcosa. Faccio un passo indietro perche’ mi sono messo all’opera cercando nel web, scoprendo che nella Tuscia viterbese i tedeschi in ritirata fecero terribili rappresaglie, trucidando oltre 40 abitanti solo a Vignanello..

L’episodio è questo, da inquadrare dopo l’8 settembre ’43 , data dell’ambiguo armistizio, ed il 7 ottobre ’43 data in cui i nazisti sciolsero l’Arma per decreto, per loro diventata un pericolo in quanto inaffidabile.

Viene arrestato un giovane di Vignanello, evidentemente il fermo era non per reati comuni, ma “politico”.

In caserma probabilmente  non tutti erano d’accordo con quell’arresto, ordinato dal Comandante di Stazione. Mio padre si oppose a quella decisione duramente, entrando ovviamente in aperto conflitto con il suo superiore. Secondo il racconto di mio zio, le cose degenerarono al punto tale, che il diverbio prese proporzioni inaudite, specie per l’Arma. Non so come ma mio padre oltre la pistola di ordinanza ne deteneva una seconda. La offrì in segno aperto di sfida al proprio comandante. In breve, si trovarono sulla piazza del paese, con la folla attonita e credo incredula nel vedere due carabinieri sfidarsi in quello che si era trasformato in un vero e proprio duello.

Il racconto di mio zio Franco, lucido se pure intramezzato dalle lacrime, a questo punto recita:

“la folla prese di mira il comandante”, evidentemente già avvezzo ad atteggiamenti filo nazisti, e si sfiorò il linciaggio, impedendo il duello, e trascinando via quel 20 enne di Capena nel fiore degli anni, reo solo di non aver accettato un arresto ingiusto, e poi, conoscendo mio padre, evidentemente questo suo Capo, lo aveva sicuramente esasperato con chissà quali altri fatti o misfatti.

Mio padre insieme ad altri commilitoni fu fatto riparare in alcune stalle, non potendo certo rientrare in caserma. Non so dirvi delle sorti del giovane imprigionato. Posso dirvi però che di mio padre non si ebbero piu notizie per giorni. A Capena, era rimasta mia nonna vedova, con gli altri 3 figli, disperati per la mancanza di notizie da Vignanello. Fu cosi che nonna Irma, prese il treno, partendo da Morlupo fino a Vignanello per cercare o sapere cosa fosse successo. Sul posto ebbe notizie forse proprio dalla moglie di uno dei carabinieri “ribelli”. Lo trovò infine. Mio padre aveva già la febbre, che annunciava un morbo tremendo per l’epoca. La TBC. Da Donna, e Madre all’ennesima potenza, se lo riportò a Capena, con la pistola d’ordinanza di mio padre nascosta nella borsetta. Non fini li, mio padre, insieme ad altri capenati, dovette nascondersi per altri lunghi giorni, alla Fornace, alla macchia insomma. Si salvò a liberazione avvenuta con dosi di penicillina comprate alla borsa nera, dopo che neanche i parenti in Argentina ne potevano disporre. Mio padre lentamente, dopo una operazione, guarì. Fu riconosciuta l’invalidità di Guerra.

Certo era un Italia allo sbando  quella, confusa come questo racconto scritto di getto. Ma che piacere sapere che Babbo Giulio aveva le idee chiare anche in quei momenti. L’Ingiustizia non abita a casa nostra. Probabilmente quel Comandante infedele, fuggì con i tedeschi in ritirata, che come ho accennato fecero massacri.

Chissà se a Vignanello c’è ancora qualcuno che ricorda…mi darò da fare…papa-carabiniere-001

2 pensieri su “Mio padre carabiniere ribelle, a Vignanello

  1. Cito te stesso Stefano, quando dico che Giulio si è comportato da Uomo all’ennesima potenza.
    Uomo Giusto, nonostante gli ordini dei superiori che facevano paura ma che non soffocavano il profondo sdegno per le ingiustizie.
    Grazie per averci fatto partecipe di questo pezzo di storia capenate.
    Sai, anche mio padre nel ’43 (a soli 12 anni) dovette nascondersi nelle grotte di paraterra per un po’ di tempo. Lui sfuggiva da un nazista che gli aveva requisito la bicicletta, a seguito dell’ordinanza che ne impediva l’uso per le numerose azioni di guerriglia della Resistenza eseguite a bordo delle bici. Coraggiosamente però mio padre se la riprese, e quando il tedesco uscì dall’osteria andò su tutte le furie non trovandola più. Capì subito che un gesto così incosciente era opera di quel ragazzino… che però ormai era introvabile, insieme alla sua bicicletta.
    Un abbraccio fraterno a tutti quelli che, cresciuti con queste “piccole storie di ordinaria giustizia”, non si arrenderanno mai.

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