IL G.A.R Capena riscopre lungo il fosso di Gramiccia le prese di adduzione dell’Acquedotto dell’Acqua Augusta che, secondo gli studi di G.D.B. Jones (BSR), alimentavano il Lucus Feroniae

gar1Quando il 31 gennaio 2014 ci fù il disastroso straripamento del fosso di Gramiccia e l’alluvione dell’abitato di Rosetoli, l’alveo del fiume venne “ripulito” dalla veemenza delle acque che asportarono detriti, coltri di vegetazione e piante.

Fù così che poco a valle dell’attuale ponticello carrabile per Fiano Romano, sotto un albero di alto fusto sradicato, riapparvero in mezzo alla corrente tratti di muratura in pietra calcarea.

Prontamente segnalati alla Soprintendenza dei Beni Archeologici dell’Etruria Meridionale, poco dopo vennero avviati i lavori di pulizia da parte dei  volontari del GAR Capena e GAR Urbe che si svolsero in più riprese nei successivi mesi da marzo a giugno

Da subito si ipotizzò un’opera di sbarramento del fosso, data la particolare forma a “V” rovescia con un’apertura di circa 90 cm al centro dei due bracci.

Vennero anche raccolte informazioni che riferivano di un utilizzo dei ruderi e spazi annessi almeno fino agli anni 50, ad usi diversificati: lavatoio, laghetto per bagni estivi, attraversamento o guado del fosso.

Nel novembre 2015 nel predisporre il materiale per i pannelli illustrativi dei percorsi pedonali del sito archeologico dell’antica Capena sul colle della Civitucola, fù necessario verificare alcune informazioni provenienti dal saggio di G.D.B. Jones: Capena and the Ager Capenas pubblicato nei Papers della British School at Rome (BSR)

Fù in quella occasione che casualmente risaltò agli occhi la planimetria con “l’inconfondibile” conformazione a “V” rovescia. Da allora la curiosità di tradurre il testo inglese divenne un’impellenza.

Mano al vocabolario ed  il risultato è quello qui di seguito pubblicato.

Il contenuto è a dir poco affascinante e se confermata la tesi del Jones farebbe luce su un’importante aspetto pratico della vita quotidiana del Lucus Feroniae.

Come sosteneva Umberto Eco, tradurre significa “dire quasi la stessa cosa”, ovviamente quanto sia stessa, dipende dall’abilità del traduttore.

Infatti, noi consideriamo il testo proposto in italiano soltanto una bozza e non una traduzione e qualora si dovessero riscontrare delle inesattezze saremmo ben felici se ci venissero segnalate per migliorare il lavoro svolto.

GAR Capena

Franco Iena

L’Acqua Augusta (fig.23; 24; tav.XXXVIII,b, XXXIX)

Nelle prime fasi di scavo del Lucus Feroniae venne alla luce un’iscrizione che menzionava esplicitamente il restauro di una torre dell’acquedotto dell’acqua augusta.

All’interno dell’area di scavo un deposito di acqua (castellum) dell’acquedotto, venne localizzato nel lato est del foro. Successivamente il prof. Bartoccini, fù in grado di tracciare gran parte del sistema interno di distribuzione  nel settore basso della città, prima che l’area fosse sconvolta dalla costruzione dell’autostrada del sole.

Quando furono note le dimensioni dell’acquedotto la possibilità individuare la sua sorgente fù notevolmente accresciuta, dato che nella zona c’è un solo corso d’acqua, il fosso di Gramiccia (San Martino) , che normalmente ha una portata costante di acqua durante tutto l’anno. Esso si forma alle pendici est della dorsale della via Flaminia, scorre sotto il sito di Capena e corre poco a sud del Lucus Feronia , fiancheggiando il Casale di Scorano, prima di confluire nel lato destro del Tevere in corrispondenza del Km. 28 della Salaria. Nel suo corso, profondamente inciso a monte del Casale, scorre sopra una piattaforma composta da diversi strati di travertino formando una serie di cascate. Tale condizione ha reso disponibile l’utilizzo dell’energia idrica a servizio di due mulini. Tale livello, ad ogni modo, è troppo basso per consentire il rifornimento d’acqua della parte alta del Lucus Feroniae, ed il punto più idoneo per una diga di sbarramento si trova  in prossimità di una piccola cascata distante un chilometro a monte , dove il fosso gira con una dolce curva verso sud .alle falde del M.te S.Lorenzo

Dal British School of Rome:

Settanta metri sopra la cascata infatti possono essere visti proprio i resti molto erosi di una diga in forma di V aperta posizionata controcorrente. (fig. 23; pl. XXXIX, a).

Gran parte della diga è stata erosa dall’azione del fosso, che ha aperto una falla nel lato sud dove ora scorre intorno al fianco del rudere. In origine la diga doveva chiudere completamente il canale; i suoi bracci nord e sud sono disposti contro corrente con angoli rispettivamente di 39° e 146°. I due bracci sono spessi entrambi 3,20 m, i paramenti del basamento del braccio nord sono conservati quasi per l’intero sviluppo, per una lunghezza di 16,90 m. nella facciata a monte e 14,80 m. in quella a valle. Solo 12,80 m restano della parte a monte del braccio sud. Entrambi i bracci poggiano su di uno strato di travertino; erano separati da una stretta (90 cm) presa con due blocchi incassati nel pavimento al suo ingresso. L’imposta di un piccolo arco che sormonta la presa può essere vista nella parte nord. L’intera struttura è costituita da calcare grossolano e blocchi di travertino collegati da cemento impermeabile. L’impronta di un oggetto tubolare (circa 60 cm spesso e  3,50 m lungo) parzialmente conservata nel braccio nord suggerisce che un tronco d’albero sia stato incorporato nella struttura  per aumentare la rigidità durante la costruzione.

Due elementi caratteristici minori pure meritano menzione A 1,20 m di distanza e parallelo alla faccia a monte del braccio meridionale, un canale intagliato nella roccia corre a sud est per 12 m verso quello che sembra essere un serbatoio. Il cambiamento del corso del letto del fiume ha distrutto ulteriori prove. Il canale è di 60 cm di larghezza ed intagliato per  circa. 70 cm nel travertino. Il secondo elemento caratteristico si trova 19 m sotto la diga. Prende la forma di un serbatoio rettangolare (4,40x 2,90 m) intagliato nella roccia, il bordo meridionale del quale si trova sullo stesso allineamento con la presa. Lo scopo di entrambi tagli nella roccia necessitano di ulteriori approfondimenti.

L’attuale letto del torrente curva a semicerchio intorno al braccio sud della diga e riprende in suo corso verso est. Ventitré metri dalla punta meridionale della diga un acquedotto servito da due canali gemelli può essere visto in sezione nella riva sud del torrente. I due tubi a forma di U si trovano in una trincea (di larghezza 85 cm) intagliata nel travertino naturale (fig. 24, tav. XXXIX c). Entrambi i canali sono fatti di cemento impermeabile (in media 12 cm di spessore) e chiusi da un coperchio sigillato con malta .I due tubi in questione non sono identici, perché allo specus nord, il primo ad essere posato, è stato permesso di occupare poco più della metà della trincea. Di conseg

CAPENA AND THE AGER CAPENAS

il secondo specus si trova ad un livello leggermente superiore rispetto al primo La sezione interna, però, era la stessa, in origine misurava 28×15 cm. Incrostazioni successive all’interno di entrambi i tubi li aveva ridotti a 24×11 cm .L’acquedotto è visibile per una lunghezza totale di 1,55 m. L’allineamento viene eseguito con un angolo di 106 °, il che significa originariamente doveva incontrare la diga nel punto in cui la muratura superstite termina sul lato sud della struttura. Non vi è alcuna indicazione del punto in cui esso riattraversa il fosso.

Finora abbiamo una diga e una doppia tubazione di acquedotto. Vi sono, tuttavia, tracce di un’altra diga nella sponda sud 70 m a monte del fosso, vicino una stalla moderna .Un muro in pietra calcarea grezza e malta è visibile a pelo d’acqua; giace con un’angolazione di 11° ed è almeno 2,50 m di spessore. Nonostante poco visibile al di sopra del livello dell’acqua, la parte superiore della struttura è stata trovata scavando nell’area vicino alla stalla, potendo così attribuire alla diga un’altezza originale di almeno due metri. Nella riva opposta del fiume , si ha notizia di gran parte del muro distrutto dalle arature diversi anni fa.

Dalla punta nord del banco della diga un terrapieno corre verso est con un angolo di 85 ° per circa 60 m. In un tratto privo di eccessiva vegetazione si è potuto misurare 5,00 m alla base e ristretto fino a 1,80 m sulla cima. A cinquanta due metri dalla diga il terrapieno è diviso in due dall’erosione di un piccolo canale di scolo di acque meteoriche. Questo ha rivelato un tratto di 1,50 m di un tubo ovale rotto di misura 17,5 x13,5 cm situato alla sommità del terrapieno. La condotta è di buona qualità di opus signinum (coccio pesto n.d.r.) steso in un  leggero strato di malta grigia, allettato in questo caso su pietre grezze di travertino grossolano che costituiscono la base del terrapieno (tav. XXXIX, b)

Nessuna traccia di questo tubo continua nell’area accanto alla prima diga ma è stato trovato che, se proiettato, l’allineamento di 85 ° avrebbe tagliato la parete di una camera di stoccaggio sotterranea sotto una piccola fattoria ad 80m di distanza  (a 997675). Il ripostiglio è intagliato in roccia piuttosto morbida e il tubo dell’acquedotto (specus) compare nella sezione esattamente con le stesse misure di prima.

Abbiamo entro questa piccola zona i resti di una diga con un solo specus e di una seconda che alimenta una coppia di tubi d’acquedotto. Entrambi sono allineati su Lucus Feroniae, uno a nord e l’altro a sud dell’anfiteatro, le loro origini romane non sono in dubbio. Il motivo di questa apparente anomalia si trova probabilmente nell’iscrizione, rinvenuta  nella fase iniziale di scavo al Lucus Feroniae ed oggi visibile nel piccolo museo annesso. Si riferisce ad ampie riparazioni dell’Acqua Augusta (108). Le parole “ampliandam novis capitibus et Rivis” implicano la costruzione di nuovi canali di acquedotto e possono ragionevolmente essere considerate in riferimento all’aggiunta di un nuovo acquedotto. Ad esso riferito, capitibus difficilmente può significare altro che la fonte, vale a dire la diga. Quale delle due dighe scoperte appartiene al nuovo canale di acquedotto e quale all’originaria Acqua Augusta non può essere stabilito con certezza. Supponendo che l’estensione dell’acquedotto sia  stato richiesto dall’incapacità del sistema esistente di soddisfare la crescente domanda, l’acquedotto con singolo canale è forse più probabile per rappresentare l’originale Acqua Augusta.

L. Su(v)edius Bassus/C. Masurius Capito/ II vir (i)/aquam augustam /restituendam et ampliandam/novis capiti bus et rivis ex /D.D.C.

Entrambi gli acquedotti scoperti appartengono alla varietà a flusso chiuso, che consente di calcolare la portata con una precisione di ±10% (109). I dati dell’esempio del canale singolo sono elaborati di seguito (110). La formula per il flusso di acqua in un tubo stretto è:

V = c √hD/L+54D

dove: V = circa il volume medio in ft / sec..

C = coefficiente (calcolato dall’area della sezione trasversale del tubo: in questo caso 39)

D = diametro (circa 6 ins..)

h =  quota totale (dislivello) in piedi = 28,9 ft calcolata con. inclinazione costante di 0-4 °          L = lunghezza (circa 5775 ft)

V = 2,0797 ft. per sec.

per trovare la portata in cu. ft. / sec. questo risultato è moltiplicato per l’area della sezione trasversale del tubo in piedi quadrati, che, in questo caso, è 28,26 sq. ft.

Volume in cu. ft. / sec. = 2.079 x 28,26 / 144 = 0,416 cu.ft. / sec

Dato che cu.ft. / sec produce 6,25 Imp. g.p.m., la portata sarà:

– Per 1 min. = 0,416 x 6,25 x 60 Imp. galloni. = 156 Imp. galloni. (= 718 litri)

– Per 1 ora. = 9360 Imp. galloni. (= C. 43080 litri)

– Per 1 giorno = 224.640 Imp. galloni. (= 1,033,920 litri)

Con un metodo simile di calcolo si può stimare la portata di un unico tubo dell’ acquedotto a due canali

V = 0.49 cu. ft. / sec

questo restituisce il dato di portata, come segue:

– Per 1 min. = 173.75 Imp. galloni. (= circa. 799 litri)

– Per 1 ora. = 10.425 Imp. galloni. (= circa. 47940 litri)

– Per 1 giorno = 250.200 Imp. galloni. (circa. 1,150,560 litri)

(109) Il flusso a canale aperto è meno preciso. Per un tentativo di stimare il volume dell’acquedotto a flusso aperto in servizio nella miniera d’oro Romana a Dolaucothi in Galles, consultare The Bulletin of the Board of Celtic Studies, XIX, I, p.71 ss

.  Per convenienza i calcoli sono eseguiti in piedi e pollici

Questo risultato rappresenta la portata di un solo tubo, tanto che che il volume totale giornaliero di acqua sarebbe  di circa. 500.400 Imp. galloni. Grazie alla grande precisione dell’idrologia a flusso chiuso, questi risultati dovrebbero essere precisi con uno scarto del  ±10%. Sommando la portata giornaliera di entrambi gli acquedotti (725.040 Imp gals.:. = Circa 3.335.040 litri) si può stimare che il volume erogato al Lucus Feroniae fosse la quantità necessaria in una città di modeste dimensioni del centro Italia. Vulci e Forum Novi nel territorio Sabino erano serviti da acquedotti di dimensioni più o meno simili. Per un confronto il volume combinato degli acquedotti di Lucus Feroniae è molto meno dell’Acqua Alsietina, il più piccolo degli acquedotti di Roma (costruito da Augusto, probabilmente per alimentare la Naumachia nel 2 aC,; Frontino, de aquae ductu par II, CIL. vi.31506 = xi. 3772 A).

E’ stata stimata una capacità di 3.470.160 gals. al giorno (T.Ashby, The aqueducts of Ancient Rome, pag. 30, in base al calcolo della quinaria a 0,48 litri per secondo. da Di Fenizio “Sulla portata degli antichi acquedotti romani e determinazione della quinaria”, Giornale del Genio Civile, Ivi, Roma, luglio 1916). Dall’altra parte della scala sono i quattro principali acquedotti romani, Anio Vetus, Marcia, Claudia e Anio Novus  che potrebbero tutti erogare quaranta milioni di galloni al giorno.

 

Traduzione Novembre 2015 Arch.Franco Iena

 

 

 

 

 

 

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